Visita Posti: l’esperienza del gruppo terapeutico della UOS NPIA, ASL Roma2

Visita Posti: l’esperienza del gruppo terapeutico della UOS NPIA, ASL Roma2

L’ultimo aggiornamento di OCSE (rapporto “Child, Adolescent and Youth Mental Health in the 21st Century”, pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) evidenzia come la salute mentale dei giovani sia peggiorata nell’ultimo decennio.

L’elemento su cui vogliamo porre la nostra attenzione è la richiesta emersa dagli esperti i quali non chiedono un incremento dei servizi specialistici, quanto l’opportunità di avere servizi a bassa soglia di accesso (low-threshold), olistici, che diano importanza al supporto tra pari (peer-to-peer).

Si evince quanto l’attenzione ai fini della prevenzione e cura del disagio giovanile debba convergere verso un’attenzione qualitativa, piuttosto che quantitativa, un’attenzione che ponga davvero al centro della possibilità di cambiamento e cura la relazione e che sia in grado di osservare e ascoltare ciò che davvero i giovani con il loro disagio e i loro sintomi e soprattutto il loro dolore, provano a dirci. Ciò che è chiaro è che il bisogno incessante di fermarsi a incontrare i giovani e non i loro sintomi, deve partire dagli operatori, necessariamente.

Ed è quello che, ad esempio, alcune delle realtà territoriali come quella della UOS NPIA D6 Asl Roma 2 cercano di fare, grazie a Stefano Pirrotta, psicologo, e Cristina Onofri, assistente sociale.

È evidente che all’interno dei servizi territoriali locali (Asl Roma2) vi sia un incremento senza precedenti degli utenti per l’età evolutiva. A livello globale le statistiche, come abbiamo visto, riportano un aumento così significativo come in nessun altra area della sanità.

È qui che l’esperienza “Visita posti” del gruppo terapeutico nei luoghi della città, di Stefano Pirrotta e Cristina Onofri, si inserisce, per fortuna aggiungiamo.

All’interno dell’Equipe Adolescenti della UOS NPIA D6 hanno potuto fare tesoro di ciò che moltissimi giovani portano ai servizi sotto forma di diagnosi e disturbi; hanno fatto ciò che difficilmente si fa, ossia andare oltre un’etichetta, fermarsi ad ascoltare ciò che i giovani non riescono ad esprimere in nessun altro modo. E hanno così posto l’orecchio e l’occhio sui loro vissuti, sulle loro sensazioni non filtrate, sulle emozioni che come onde gigantesche si abbattono nella loro inedita esperienza adolescenziale e li getta in un mare di interrogativi esistenziali, lasciandoli talvolta senza fiato e senza una direzione: smarriti e impauriti.

Allora intercettando tutto questo, provando a tuffarsi in quella piscina interpersonale nella quale è possibile incontrarsi e riconoscersi, hanno raccolto un medesimo vissuto, che accomuna la maggior parte di loro: il sentirsi fuori posto. Ma fuori da cosa?

Fuori dal contesto del gruppo dei pari (che diviene fondamentale nella costruzione dell’identità durante l’adolescenza), fuori dal gruppo della scuola, fuori dal sistema scuola, fuori talvolta anche dalla stessa famiglia. Allora è così che si radica in loro un doppio desiderio: bisogno di stare con gli altri, con l’Altro, ma difficoltà a stare in relazione, perché vissuta come troppo giudicante, a volte minacciosa. Ed è per questo che spesso si sceglie, il male minore, ossia l’evitamento della relazione, che assume le diverse forme delle diverse patologie che sfociano in fobia, ritiro e stati paranoici.

Quello che abita in loro, come riportano Pirrotta e Onofri, è un vissuto di non-appartenenza che parla non solo delle loro fragilità individuali, ma anche della crisi dei contesti in cui vivono. Scuola e famiglia che sono i contesti cardine dentro cui si sviluppa e si muovono i conflitti interiori dei giovani, sono attraversati oggi sempre più da molteplici difficoltà che fa perdere di vista obiettivi e confini. E le domande dei ragazzi chi sono? Che posto ho nel mondo? Come posso sentirmi parte di qualcosa?… restano sempre più come messaggi lasciati in una bottiglia alla deriva non ascoltati.

L’équipe della UOS NPIA D6, prova a essere la loro riva, prova a raccogliere interrogativi che profumano di bisogni evolutivi che chiedono traduzioni, accompagnamento, ascolto, empatia, ossia: CASA.

Quello che ci piace sottolineare di questa esperienza è il valore che viene dato al gruppo, e al gruppo terapeutico, in particolare, ma soprattutto, all’andare oltre la diagnosi, offrendo – come sostengono Pirrotta e Onofri – un linguaggio per nominare il loro disagio, dargli voce, arginarlo, attraversarlo, condividerlo insieme.

I ragazzi hanno bisogno di non sentirsi soli in tutto questo.

Hanno bisogno che la diagnosi non diventi una spiegazione totalizzante, un mantello che restringa completamente tutto il campo della relazione quindi della possibilità. I setting ambulatoriali a volte non bastano. Così nasce nel 2022 l’esperienza “Visita Posti”,

Visita Posti è, come lo definiscono Pirrotta e Onofri: un gruppo terapeutico “in movimento”, che utilizza la città come spazio clinico. I ragazzi sono coinvolti nel pensare insieme mete, luoghi da visitare, attività da fare. Parchi, quartieri, spazi culturali, contesti urbani diventano occasioni di incontro, confronto e scoperta. L’obiettivo non è semplicemente “uscire” o fare attività ricreative. L’obiettivo clinico è costruire le condizioni perché i ragazzi possano fare esperienza di sé e dell’altro in modo diverso. Nel gruppo si condividono interessi, si prendono decisioni, si affrontano imprevisti, si negoziano desideri diversi, si sperimenta il rapporto con l’estraneità in una cornice sufficientemente protetta.

Nel gruppo invitiamo i partecipanti a pensare luoghi da visitare ed esperienze da fare insieme, con un obiettivo semplice ma fondamentale: esplorare, divertirsi e condividere interessi. Se la difficoltà riguarda lo stare nei luoghi e nelle relazioni, è proprio lì che bisogna lavorare, in un setting più allargato, che va oltre la relazione a due, oltre la stanza.

L’obiettivo è quello di offrire quella possibilità di cui si parlava sopra, una possibilità esperienziale al senso di isolamento e al ritiro, attraverso un’azione trasformativa che offra dunque proprio quel senso di appartenenza mancante. Puntare sull’esplorazione, sulla curiosità, sull’apertura, sul sentirsi “dentro qualcosa di vivo che si muove”, dentro un gruppo in movimento che Visita Posti.

Per la lettura completa del progetto “Visita Posti” a cura di Stefano Pirrotta (psicologo UOS NPIA D6) e Cristina Onofri (assistente sociale UOS NPIA D6) clicca qui.