Rapporto OCSE. Quando “mental health matters” è davvero una questione di tutti

Rapporto OCSE. Quando “mental health matters” è davvero una questione di tutti

Il Rapporto OCSE di quest’anno, uscito in data 30 aprile 2026 ed intitolato “The Economic Case for Preventing Mental Ill Health“, si è focalizzato su una situazione europea della salute mentale che merita attenzione, non soltanto critica.

Giovani, giovanissimi e anziani: almeno una volta nella propria vita, in percentuale, un europeo su cinque, ha sperimentato difficoltà di tipo mentale e ciò ha rappresentato una delle sfide più importanti a livello economico a partire dal 2023. Nonostante i servizi presenti sul territorio, questa percentuale rimane abbastanza insoddisfacente perché molte persone rimangono non diagnosticate o non si rivolgono ai servizi, vuoi per motivazioni economiche o sociali stesse. Parlando di percentuali, difatti, tra i casi diagnosticati si ha un buon 40% di inquadramento nel disturbo d’ansia, un 20% nel disturbo depressivo e un restante 17% nell’abuso di sostanze, tra cui anche di alcolici. Tra gli altri disturbi evidenziati vi sono schizofrenia e disturbo bipolare, insieme ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione oltre a quelli inerenti lo spettro autistico e i deficit cognitivi.

Tra i due generi vi sono differenze sostanziali, a dirla tutta, a livello della sofferenza stessa: se le donne soffrono più spesso di depressione e ansia, dall’altro versante gli uomini sono più soggetti all’abuso di sostanze. Negli anni interessati dallo studio, si nota come siano gli adolescenti e la categoria dei giovani adulti ad essere maggiormente colpiti, fino a portarsi dietro le problematiche anche durante l’età adulta.

L’impatto della concezione di salute mentale non è banale e nemmeno da sottovalutare, così come dimostrano le complementarità negli altri ambiti considerati, come quello sociale ed economico. Si va ben oltre l’individuo, ben oltre la sua persona. Si stima, inoltre, che nel periodo 2025-2050 vi sarà una riduzione dell’aspettativa di vita di 2,5 anni.

A causa di importanti differenze tra i vari Paesi, inoltre, si ritiene difficile l’adozione di un sistema nazionale di cura della salute mentale. Se 41 su 43 Paesi tra quelli intervistati ritengono di possedere un sistema adatto a fronteggiare le difficoltà in quest’ambito, i due terzi della popolazione ritiene invece di non avere sistemi adeguati di cura per le patologie mentali.

Nonostante tutto ciò, lo studio evidenzia tutta una serie di interventi da utilizzare nell’ambito delle cure primarie, oltre che dell’ambito lavorativo e scolastico. La psicoterapia di persona, inoltre, si ritiene essere la tecnica più efficace di azione nel periodo 2023-2050, secondo i modelli discussi dall’OCSE stesso.

Quali sono le aree di intervento interessate dal rapporto stesso? Sono principalmente tre.

  1. Miglioramento della modalità di intervento e aumento della stessa. Focalizzandosi sulla “best practice”, unendo servizi medici a campagne di de-stigmatizzazione, si può arrivare al concetto di auto-aiuto anche grazie al sostegno tra pari (peer-based support).
  2. Maggiore investimento economico e copertura dei servizi. Si auspica una percentuale maggiorata del 41% nel periodo 2025-2050 riguardo un incremento della forza lavoro nell’ambito sanitario e nella spesa mentale stessa.
  3. Attenzione alle vie “complementari”. Bisogna dare rilevanza anche agli ambiti sociale ed economico che possono essere alla base del disagio mentale. Passaggi critici sono la disoccupazione e l’instabilità economica da risolvere, perché questi due fattori si abbassano in percentuale in Paesi che pongono rilevanza alla lotta ad essi.

E i social network? Come possono essere inquadrati nella lotta alle difficoltà mentali? È presto detto. Un uso errato degli stessi può incrementare il rischio di implementare disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, oltre a un rischio di suggestione riguardo altri disturbi “classici” come quello borderline. Come lato positivo dei social network, invece, vi è la creazione di un senso di comunità che unisce.

Proseguendo il discorso sulle percentuali inerenti la salute mentale in Europa, il 67.5% degli europei afferma di non avere accesso a cure adatte. Secondo il sondaggio EU-SILC (EU statistics on income and living conditions) del 2024, il 3,8% degli individui dai sedici anni in poi ritiene di non aver ricevuto cure adatte per una visita o un trattamento medico. Questo ultimo fattore si ricollega alle liste di attesa troppo lunghe (37%) e ai costi elevati (26%) secondo il rapporto Eurostat del 2025.

Il rapporto tra povertà e salute mentale rimane critico, soprattutto perché è stato evidenziato anche dalla Caritas come la prima sia direttamente proporzionale alle difficoltà riscontrate nell’ambito della salute mentale.

Quali sono le patologie mentali interessate dal rapporto OCSE? Sono cinque e sono categorie molto eterogenee. Tra le tipologie di disturbi della sfera mentale vi sono quelli di stampo depressivo e ansioso, oltre a quelli di tipo psicotico e di abuso di sostanze (alcool e stupefacenti) insieme ad altri disturbi minori (ADHD e disturbo dello spettro autistico in primis).

Riguardo le cause complementari esterne che inficiano lo status della propria salute mentale abbiamo avuto la pandemia da COVID-19, mentre ora (e più che mai) si parla di crisi climatica, oltre alle condizioni in cui si vive e sociali, insieme a quelle ambientali. Anche le guerre e i conflitti influiscono negativamente sulla propria condizione mentale. L’aumento del costo della vita e l’utilizzo non adatto dei social possono essere ulteriori deterrenti da tenere sott’occhio.

Come già accennato prima, come si affronta la patologia mentale e come colpisce dipende da vari fattori come l’età e lo status sociale, insieme a tanti altri. Come e dove si nasce, oltre alla potenzialità abitativa e alle persone che ci circondano, influenzano molto l’aspettativa di vita e la concezione della propria salute mentale. Il livello di educazione conseguito può altresì influire su tutto questo discorso portato avanti dal report.

 

Questo report consente di avere una visione abbastanza completa della salute mentale europea che, nonostante tutto il negativo della situazione attuale, lascia ancora un barlume di speranza per il miglioramento della stessa.

 

Per approfondimenti:

Rapporto OCSE 2026

Rapporto EU-SILC 2024

Rapporto Eurostat 2025