Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha esortato a contenere in termini ragionevoli la proliferazione di giornate nazionali dedicate a qualcosa.
A questa obiezione ci associamo. E non solo: facciamo qualcosa in più. Evidenziamo come una giornata, come ad esempio quella mondiale del 10 ottobre sulla salute mentale, non basti a sviscerare realmente la complessità di un tema così vasto, che richiede quotidianamente la possibilità di soffermarsi a leggere ciò che non va e ciò che può essere migliorato.
Riproponiamo l’articolo di Claudio Rosini Salute mentale, il fiocchetto verde non basta: servizi e assistenza allo stremo, per sollecitare l’attenzione di chiunque, giornalisti, scuole, cittadini, gruppi e comunità, a rivolgersi ai temi della salute mentale al di là di una giornata mondiale. Un fiocchetto verde, appunto, non basta.
“C’è una parola che nella salute mentale si pronuncia a ogni occasione: stigma. Convegni, campagne, comunicati, post: «combattiamo lo stigma», «rompiamo lo stigma», «basta stigma». Ma una parola usata ovunque finisce per non dire più niente. Nata per indicare un marchio sociale che squalifica una persona, con effetti concreti su lavoro, casa, relazioni e diritti, è diventata un’etichetta comoda che si applica a tutto, a un commento sgradevole come a un’esclusione sistematica. Non si nega che lo stigma esista e faccia danni. Si dice che l’uso eccessivo lo banalizza: riduce un fenomeno serio a una questione di parole giuste e di atteggiamenti da correggere, e dà l’impressione che basti «parlarne» per averlo affrontato.
Il rischio più grave è lo scotoma. Se tutto è stigma, il disagio diventa un problema di percezione, di chi giudica e di chi si sente giudicato, e spariscono dalla scena le condizioni materiali in cui il disagio nasce: lavoro precario, casa, solitudine, povertà, servizi assenti. Guardando solo il pregiudizio non si vede più ciò che il pregiudizio nasconde.
Il 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, lo abbiamo visto ancora una volta. Il fiocchetto verde è comparso su profili social, edifici pubblici e comunicati istituzionali. Messaggi giusti: «parlarne fa bene», «chiedere aiuto non è una debolezza». Ma ogni invito contiene una promessa: se ti fai avanti, qualcuno ti accoglierà. Quando quella promessa non può essere mantenuta, la sensibilizzazione smette di essere un bene e diventa un problema.
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