Yayoi Kusama, l’artista che trasforma l’ansia in infinito. Quando l’arte si fa cura

Yayoi Kusama, l’artista che trasforma l’ansia in infinito. Quando l’arte si fa cura

Cosa faresti se cominciassi a vedere a pois?

Per Yayoi Kusama, artista di fama mondiale, la risposta è stata iniziare a dipingerli.

Nata a Matsumoto in Giappone il 22 marzo 1929, cresce convivendo con allucinazioni visive e disturbo ossessivo compulsivo dall’età di 10 anni, che influenzeranno la sua carriera artistica e la sua vita.

Sin da piccola racconta di vedere il mondo come una distesa infinita di punti e forme ripetute, queste stesse forme che la portavano ad essere spaventata sono poi diventate il suo linguaggio e il suo modo unico di esprimere la propria arte.

“Un giorno, guardando le fantasie di fiori rossi della tovaglia sul tavolo, alzai lo sguardo e vidi lo stesso motivo floreale ricoprire il soffitto, le finestre e le colonne.

Vidi l’intera stanza, il mio corpo e tutto l’universo ricoperto di fiori rossi, e in quell’istante mi sentii come se stessi per scomparire, ritrovando il mio posto nel tempo eterno e nello spazio assoluto. Questa non era illusione ma realtà.”

(Yayoi Kusama, Bergamo 2023/2024)

L’ambiente famigliare in cui si trovava era caratterizzato da insicurezza, ansie e paura, a causa dell’infedeltà del padre e della rabbia della madre. Questo ambiente rigido e privo di affetto ha segnato profondamente l’artista, che si rifugia nel disegno per contrastare il disagio del mondo esterno.

Dopo gli studi artistici in Giappone si è trasferita a New York nel 1958 per continuare il suo percorso artistico, e lì è entrata in contatto con la scena artistica newyorkese e in particolare con Andy Warhol.

In un primo momento ha trovato molte difficoltà a mostrare i propri dipinti alle Gallerie, veniva costantemente rifiutata per più motivi: a causa della Seconda Guerra Mondiale e quindi l’astio che gli Americani provavano per il Giappone, ma anche perché artista donna. Questa serie di rifiuti la portarono anche a tentare il suicidio.

Non ha però mai smesso di dipingere incessantemente, trascinandosi dietro tele più grandi di lei per presentare il suo lavoro.

“Un giorno, lì a New York, avrei stretto tutto ciò che volevo in quelle mie mani vuote. Lo desideravo furiosamente, con tutta me stessa. Il mio impegno per attuare una rivoluzione nell’arte era tale che sentivo il sangue ribollire nelle vene, e dimenticavo la fame”.

(Yayoi Kusama, ibidem)

Le sue opere si distinguono nell’uso dei “polka dots”, questi puntini di colore ripetuti in maniera ossessiva, in una poetica che oscilla tra inquietudine e attrazione.

Tra le sue creazioni più celebri vi è Infinity Mirror Room, un’installazione ancora oggi esposta in vari musei, creata da una serie di ambienti specchianti in cui lo spettatore si trova immerso in riflessi luminosi senza fine che creano un universo intorno a chi ci si trova. Lo spazio sembra espandersi all’infinito, cancellando i confini tra realtà e percezione.

Per la Biennale di Venezia del 1966 partecipa con la sua istallazione Narcissus Garden, centinaia di sfere metalliche dalla superficie riflettente invadono lo spazio espositivo, invitando lo spettatore a confrontarsi con la propria immagine specchiata infinite volte sulle sfere, criticando il culto dell’apparenza e il narcisismo della società contemporanea, valido oggi più che mai.

 

Ritorna in Giappone nel 1973, ma non smette di partecipare a mostre in tutto il mondo con le sue installazioni. È ormai un’artista di fama mondiale, e collabora con personaggi di grande rilievo come il direttore artistico di Louis Vuitton, Marc Jacobs nel 2012.

Ma quello che non tutti sanno è che l’artista ha scelto di vivere nella sua vita privata in una clinica psichiatrica a Tokyo per cercare rifugio e stabilità, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni psicologiche. L’artista ancora oggi, all’età di 98 anni, esce dall’ospedale per lavorare nel suo studio nel quartiere di Shinjuku, per cui non ha mai abbandonato la sua passione per la pittura, ma anzi si è avvicinata anche alla poesia e alla scrittura.

Non ha mai nascosto la propria esperienza con depressione, ansia e disturbo ossessivo compulsivo, ma al contrario ha trasformato queste fragilità in una fonte di infinita creatività che ha trasformato il mondo artistico dagli anni ‘50 fino ad oggi.

L’arte per lei diventa fonte di sopravvivenza, un modo di dare ordine al caos interiore. Attraverso colori accesi, ripetizioni ossessive e spazi immersivi, Kusama invita il pubblico a confrontarsi con se stesso, dimostrando che dal dolore può nascere bellezza. La sua arte così diventa un ponte tra sofferenza e rinascita.

In un’epoca segnata da stress sociale, isolamento digitale e crescente disagio psicologico, il messaggio di Yayoi Kusama appare oggi più attuale che mai. Le sue opere non parlano soltanto della sua esperienza personale, ma riflettono le inquietudini di un’intera società, sempre più fragile, frammentata e disorientata.

“Lotto contro il dolore, l’ansia e la paura ogni giorno, e l’unico metodo che ho trovato per superare tutto questo è continuare a creare arte.”

(Yayoi Kusama, documentario “Kusama – Infinity” 2019)

 

Per approfondimenti clicca qui:

https://www.wikiart.org/en/yayoi-kusama

https://rewriters.it/i-pois-come-cerotti-per-lanima-infinito-presente-la-mostra-di-yayoi-kusama/

https://www.moma.org/artists/3315-yayoi-kusama