In Italia ogni giorno si recano in media al pronto soccorso per patologie psichiatriche 1.743 persone, con un aumento di circa il 10% rispetto all’anno precedente, ma solo il 12% esita in un ricovero.
Siamo in presenza di un aumento del disagio mentale nei cittadini che, non trovando risposte nella società e nei servizi territoriali, si recano direttamente negli ospedali, deputati invece per le acuzie psicopatologiche. Questo è il dato più rilevante del nuovo Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute 2024, pubblicato ieri.
Aumenta il ricorso agli psicofarmaci
A conferma dell’aumento del disagio mentale, dal Rapporto emerge che i cittadini sempre di più si rivolgono agli psicofarmaci. In particolare, il numero delle confezioni degli antidepressivi, in regime di assistenza convenzionata, si incrementa di circa un milione rispetto all’anno precedente, arrivando a quasi 39 milioni.
La vergogna di chiedere aiuto
Gli utenti psichiatrici adulti e assistiti da dipartimenti di salute mentale in Italia nel 2024 sono circa 850mila, ai quali possiamo aggiungere una stima di circa 150mila minori, per arrivare ad un totale di circa un milione, rimasto sostanzialmente invariato negli anni. Eppure, le persone che avrebbero bisogno di assistenza psichiatrica si possono stimare in alcuni milioni, ma vi sono problemi di accessibilità correlati a risorse insufficienti. Si aggiungono pregiudizi e stigma, con una vergogna a chiedere aiuto, con la paura di essere etichettati laddove spesso il “matto” viene dipinto sui mass media e sui social come pericoloso ed inguaribile.
Si conferma una diseguaglianza nelle cure tra le diverse regioni, con un tasso di prevalenza degli utenti trattati per 10mila abitanti più alto nelle regioni del nord rispetto alle regioni del centro sud. Si riscontra una tendenza verso l’istituzionalizzazione, con un aumento rispetto all’anno precedente dell’11% delle giornate di degenza nelle strutture residenziali, per un totale di 29.258 utenti (+1.490 rispetto al 2023).
Si tratta di un fenomeno negativo che vede l’esclusione prevalere rispetto all’inclusione, peraltro con un notevole dispendio di risorse economiche. Fermo restando che un percorso terapeutico e riabilitativo all’interno di una struttura residenziale può essere necessario ed appropriato in relazione alla storia unica di ciascun utente.
Personale in aumento ma resta sotto gli standard
Positivo, invece, il trend in crescita (+4.028) del personale di servizi di salute mentale pubblici, con una dotazione complessiva di 33.142 unità, ma ancora al di sotto di circa 6mila unità rispetto agli standard Agenas 2022. La salute mentale, in primo luogo, si realizza con la relazione, per la quale sono necessarie le diverse figure professionali, dagli psichiatri agli infermieri, dagli psicologi ai professionisti della riabilitazione ed agli assistenti sociali. Da rilevare che le operatrici rappresentano circa il 70% del personale, a testimonianza di una maggiore sensibilità, capacità relazionale ed empatia del sesso femminile verso chi soffre di un disagio mentale.
Pochi fondi rispetto alla media europea
Infine, il costo dell’assistenza psichiatrica, in percentuale rispetto al fondo sanitario nazionale, rimane sostanzialmente invariato al 2,8%, come negli ultimi anni. Si tratta di una questione storica che nasce nel 2001, quando i presidenti delle regioni, in occasione della prima conferenza Nazionale sulla Salute Mentale, si impegnarono a raggiungere almeno il 5%. Ma negli ultimi 25 anni, siamo rimasti fermi sempre intorno ad una oscillazione minima rispetto al 3%, quando i principali paesi europei viaggiano anche a percentuali a due cifre. Più in generale, possiamo affermare che sussiste una rete nazionale di 135 dipartimenti di salute mentale che, seppur con criticità di risorse e di diseguaglianza regionali, garantisce comunque un’importante assistenza psichiatrica pubblica.
In Italia ogni giorno si recano in media al pronto soccorso per patologie psichiatriche 1.743 persone, con un aumento di circa il 10% rispetto all’anno precedente, ma solo il 12% esita in un ricovero.
Siamo in presenza di un aumento del disagio mentale nei cittadini che, non trovando risposte nella società e nei servizi territoriali, si recano direttamente negli ospedali, deputati invece per le acuzie psicopatologiche. Questo è il dato più rilevante del nuovo Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute 2024, pubblicato ieri.
Aumenta il ricorso agli psicofarmaci
A conferma dell’aumento del disagio mentale, dal Rapporto emerge che i cittadini sempre di più si rivolgono agli psicofarmaci. In particolare, il numero delle confezioni degli antidepressivi, in regime di assistenza convenzionata, si incrementa di circa un milione rispetto all’anno precedente, arrivando a quasi 39 milioni.
La vergogna di chiedere aiuto
Gli utenti psichiatrici adulti e assistiti da dipartimenti di salute mentale in Italia nel 2024 sono circa 850mila, ai quali possiamo aggiungere una stima di circa 150mila minori, per arrivare ad un totale di circa un milione, rimasto sostanzialmente invariato negli anni. Eppure, le persone che avrebbero bisogno di assistenza psichiatrica si possono stimare in alcuni milioni, ma vi sono problemi di accessibilità correlati a risorse insufficienti. Si aggiungono pregiudizi e stigma, con una vergogna a chiedere aiuto, con la paura di essere etichettati laddove spesso il “matto” viene dipinto sui mass media e sui social come pericoloso ed inguaribile.
Si conferma una diseguaglianza nelle cure tra le diverse regioni, con un tasso di prevalenza degli utenti trattati per 10mila abitanti più alto nelle regioni del nord rispetto alle regioni del centro sud. Si riscontra una tendenza verso l’istituzionalizzazione, con un aumento rispetto all’anno precedente dell’11% delle giornate di degenza nelle strutture residenziali, per un totale di 29.258 utenti (+1.490 rispetto al 2023).
Si tratta di un fenomeno negativo che vede l’esclusione prevalere rispetto all’inclusione, peraltro con un notevole dispendio di risorse economiche. Fermo restando che un percorso terapeutico e riabilitativo all’interno di una struttura residenziale può essere necessario ed appropriato in relazione alla storia unica di ciascun utente.
Personale in aumento ma resta sotto gli standard
Positivo, invece, il trend in crescita (+4.028) del personale di servizi di salute mentale pubblici, con una dotazione complessiva di 33.142 unità, ma ancora al di sotto di circa 6mila unità rispetto agli standard Agenas 2022. La salute mentale, in primo luogo, si realizza con la relazione, per la quale sono necessarie le diverse figure professionali, dagli psichiatri agli infermieri, dagli psicologi ai professionisti della riabilitazione ed agli assistenti sociali. Da rilevare che le operatrici rappresentano circa il 70% del personale, a testimonianza di una maggiore sensibilità, capacità relazionale ed empatia del sesso femminile verso chi soffre di un disagio mentale.
Pochi fondi rispetto alla media europea
Infine, il costo dell’assistenza psichiatrica, in percentuale rispetto al fondo sanitario nazionale, rimane sostanzialmente invariato al 2,8%, come negli ultimi anni. Si tratta di una questione storica che nasce nel 2001, quando i presidenti delle regioni, in occasione della prima conferenza Nazionale sulla Salute Mentale, si impegnarono a raggiungere almeno il 5%. Ma negli ultimi 25 anni, siamo rimasti fermi sempre intorno ad una oscillazione minima rispetto al 3%, quando i principali paesi europei viaggiano anche a percentuali a due cifre. Più in generale, possiamo affermare che sussiste una rete nazionale di 135 dipartimenti di salute mentale che, seppur con criticità di risorse e di diseguaglianza regionali, garantisce comunque un’importante assistenza psichiatrica pubblica.
In questo quadro, andrà attuato il Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, che segue il filo conduttore biopsicosociale, per il quale è prossima l’approvazione del decreto di ripartizione delle risorse impegnate con la recente legge di bilancio.
In conclusione, alla luce del nuovo Rapporto, emerge la necessità dell’affermazione di una salute mentale comunitaria con al centro alla persona con i diritti di cittadinanza, in una visione olistica nella quale si intrecciano gli aspetti biologici con quelli psicologici e sociali, dove l’ambiente e la cultura giocano un ruolo fondamentale per la prevenzione e l’integrazione sociosanitaria.
Massimo Cozza Direttore Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2
Pubblicato su Repubblica Salute il 21 Aprile 2026
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