Intervista ad Alessia Di Pucchio, direttrice della UOC SMPPF del carcere di Rebibbia

Intervista ad Alessia Di Pucchio, direttrice della UOC SMPPF del carcere di Rebibbia

Come si lavora in carcere con la salute mentale?

È la domanda a cui cerchiamo di dare risposta attraverso gli articoli e i contributi pubblicati nella rubrica “Voci dal Carcere“; ed è per questo che abbiamo intervistato la Dott.ssa Alessia Di Pucchio, direttrice ad interim della UOC Salute Mentale Penitenziaria e Psichiatria Forense del carcere di Rebibbia. Ci ha spiegato come è strutturata Rebibbia, un polo con 4 istituti (Femminile, Circondariale maschile, Reclusione maschile e Terza casa) e come funziona la cura per la salute mentale al suo interno. Ci ha raccontato della loro equipe e del lavoro che fanno, delle tante difficoltà. Come una nave in mezzo al mare, l’equipe della UOC deve destreggiarsi tra mille difficoltà quotidiane per poter lavorare. C’è il capitano, ma ci sono anche gli ufficiali, il nostromo e i marinai. E, come in una grande ciurma, ognuno ha il suo ruolo ma, a volte, deve reinventarsi ogni giorno per riuscire nel suo obiettivo: la cura del paziente.

Nel 2008 tutta la parte medica è passata sotto al Sistema Sanitario Nazionale. L’obiettivo era in linea con l’art. 32 della Costituzione, che garantisce il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, applicandosi in pieno anche ai detenuti. In carcere, questo diritto implica l’accesso a cure mediche adeguate, gratuite, e il rispetto della dignità umana. Ogni persona ha quindi il diritto ad essere seguito e curato come qualsiasi altro cittadino. E rispetto alla Salute Mentale?

C’è differenza nel lavoro con la popolazione detenuta maschile e femminile? Quale?

Ci sono stanze e spazi adeguati per poter svolgere le attività trattamentali?

Com’è la relazione con gli altri operatori che lavorano all’interno del carcere?

Queste sono solo alcune delle domande a cui troverete risposta. Gli argomenti trattati vanno dal sovraffollamento alle REMS, ovviamente con il focus sui pazienti della UOC SMPPF, che non sono tutti i detenuti presenti all’interno del carcere, ma quelli presi in carico. In che modo? Leggete l’intervista per scoprirlo.

Ogni carcere funziona a sé ma, di base, ci sono delle “regole interne” tra le persone, che vanno oltre l’ordinamento penitenziario. Regole che si imparano quando ci entri, quando conosci i detenuti, gli operatori, gli agenti. È un mondo che affascina, sia per chi vuole lavorarci che per chi è semplicemente curioso. Ma è difficile immaginarselo per come è veramente, senza essere influenzati dai film o dalle serie tv (per la maggior parte americane) che popolano le piattaforme di streaming. Ne parleremo ancora e a fondo. Per adesso, stiamo solo iniziando.