“Sono ossessionato dalla bellezza. Voglio che tutto sia perfetto, e ovviamente non lo è. E questo è un posto difficile in cui stare perché non sei mai soddisfatto.” – Robert Mapplethorpe.
Robert Mapplethorpe è stato un celebre e controverso fotografo statunitense, famoso per i suoi scatti in bianco e nero, i nudi scultorei e i ritratti della scena underground newyorkese. Nasce il 4 novembre 1946 nel Queens (New York) in una famiglia cattolica osservante. Studia pittura, scultura e grafica iniziando e creando collage con ritagli di riviste prima di passare alla fotografia. La sua storia è appassionante e straziante, sincera e vulnerabile, trasparente e incredibilmente ambigua. Dentro le sue fotografie è custodito il desiderio di raggiungere un sogno fatto di quieto equilibrio.
Il tema centrale della mostra ‘Robert Mapplethorpe, le forme della bellezza’, allestita all’Ara Pacis (Roma), è la bellezza come forma, equilibrio e ricerca, in particolare nel rapporto tra fotografia, corpo e tradizione classica. Mapplethorpe viene accostato alla tradizione di artisti come Michelangelo, Bernini e Canova, perché nelle sue fotografie ricerca una perfezione formale e una tensione tra sensualità, disciplina e armonia.
Il suo stile si distingue per una perfezione tecnica impeccabile, un’estetica classica ispirata alla scultura antica e un profondo rigore formale. Tra i suoi soggetti principali vi sono ritratti di celebrità, nudi maschili omoerotici e immagini audaci, ma realizza anche raffinate nature morte e studi di figura. Con i suoi autoritratti usa lo strumento macchina per indagare l’anima, parlandoci di appartenenza e dolorosa introspezione. L’obiettivo è quello di raccontare la propria visione del mondo attraverso la sua massima sperimentazione.
Alla fine degli anni Sessanta incontra la cantante Patti Smith, con cui vive un’intensa relazione sentimentale e un sodalizio artistico fondamentale che durò per tutta la vita, diventando la sua musa. Questa unione ci restituisce una serie di immagini dolci e suadenti, dove sembra che il fotografo stia dichiarando che il suo è l’unico corpo che abbia mai veramente venerato.
Anche Lisa Lyon, altra musa ispiratrice, campionessa di bodybuilding che incarna la ricerca di una bellezza diversa, ambigua e androgina. Lyon è un soggetto che rifugge dai canoni di rappresentazione main stream, per costruire un significativo rinnovamento identitario dalla forte carica ambigua, in bilico tra bellezza e femminilità e muscolarità maschile.
Ritroviamo la ricerca della perfezione anche nelle nature morte: i suoi soggetti preferiti sono calle, papaveri e orchidee che compone con estrema precisione e poetica, secondo i canoni classici, nello stesso modo in cui ritrae i corpi. Infatti i fiori, assumono una rappresentazione simbolica del concetto di sessualità e sensualità espressi attraverso la sensazione di candore, purezza e delicatezza.
La tappa romana mette in dialogo le fotografie con la scultura antica e il patrimonio artistico italiano. La mostra comprende anche fotografie realizzate in Italia e una sezione dedicata al rapporto tra Mapplethorpe e il gallerista napoletano Lucio Amelio.
Osservare forme così armoniose offre una tregua emotiva, un modo per dar pace alla mente tramite l’equilibrio estetico. La ricerca di una perfezione così rigida può riflettere spesso il tentativo di controllare le ansie profonde e il disordine interiore attraverso l’arte e la ricerca della tridimensionalità delle sue opere, attraverso l’uso del contrasto del bianco e nero, rievoca le statue classiche, quindi materiche, lasciando l’impressione di poterle toccare.
Le sue opere non sono un semplice elogio del corpo sano, ma una celebrazione assoluta della fisicità, delle geometrie anatomiche e della bellezza classica. La percezione non è quella di rappresentare il modello ma di cogliere come quella persona esprime la propria essenza attraverso la nudità del corpo.
Muore a soli 43 anni a Boston il 9 Marzo 1989, a causa di complicazioni legate all’AIDS. Il suo lavoro ha ridefinito i confini della fotografia d’arte contemporanea ed è diventato centrale nel dibattito sulla libertà di espressione e la censura culturale.



