I social media, spazi digitali dove rimanere connessi con altre persone e condividere idee, foto, video e contenuti, ormai sono una parte importante della società di oggi. Attraverso i social si può rimanere aggiornati sulle ultime notizie, si può fare divulgazione scientifica che arrivi ad un pubblico maggiore. Si possono anche usare i social per campagne di marketing o di politica, per vendere prodotti o promuovere idee.
Non sono più spazi isolati, ma ormai pervadono qualsiasi ambito della comunicazione, e proprio per questo, senza delle attente regolamentazioni possono diventare degli spazi pericolosi, soprattutto per i più giovani.
Se in ambito mondiale l’Australia ha attuato una legge per vietare ai ragazzi al di sotto dei 16 anni di navigare sui social, anche in Europa e in Italia ci stiamo cominciando a muovere per proporre nuove leggi con l’obiettivo di tutelare gli adolescenti.
Del resto gli studi parlano chiaro: il collegamento tra social media e salute sia fisica che mentale dei più giovani è evidenziato da una ricerca del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea (JRC) del 2025.
Secondo questo studio, infatti, ragazzi di 15 anni che passano più di 3 ore al giorno sui social media hanno una probabilità maggiore del 10% di riportare depressione o ansia rispetto ai ragazzi che usano i social media per meno di un’ora al giorno.
Grazie a questo rapporto, il collegamento tra salute mentale e uso dei social media è diventato una delle priorità a livello di Unione Europea, in particolare rispetto alla sicurezza online dei giovani e nell’ambiente digitale.
Demoscopy, un’agenzia che si occupa di ricerca sull’opinione pubblica globale, ha intervistato adolescenti dai 13 ai 18 anni, oltre a genitori con figli a carico, in tutti e 27 gli Stati Membri dell’Unione Europea.
Dal rapporto risulta che il 30% degli adolescenti che fanno uso dei social media supera le tre ore di utilizzo al giorno.
Ancora più preoccupante è che i ragazzi che hanno iniziato a passare il proprio tempo sui social prima dei 10 anni riportano un aumento delle ore di utilizzo (7.5 ore al giorno rispetto alle 5.7 ore dei ragazzi che hanno iniziato a farne uso dopo i 14 anni).
Alcuni dei sintomi fisici che i ragazzi dichiarano di notare dopo un uso prolungato dei social media sono l’affaticamento degli occhi, dolori e mancanza di sonno. Ma sono quelli mentali a far riflettere: ansia, depressione, paura e insicurezze vengono ampliate dai social media, soprattutto se utilizzati più di 3 ore al giorno.
I giovani testimoniano anche di come, attraverso i social, vengano in contatto con contenuti disturbanti, violenza, bullismo e incitamento all’odio, oltre a tutti quei contenuti prodotti con l’intelligenza artificiale, ancora non abbastanza monitorati dalle piattaforme e che possono influenzare negativamente i ragazzi, soprattutto i più piccoli.
Le nuove tecnologie, come ad esempio le IA approdate sulle piattaforme social, stanno portando nuovi rischi per i più giovani, e le leggi a tutela dei diritti di queste categorie sensibili devono essere aggiornate per mantenersi al passo coi tempi.
Per affrontare questo vuoto legislativo, a Ginevra, il 7 luglio ’26 si è formata una Coalizione Internazionale per i diritti e la protezione dell’infanzia nell’era dell’IA, che ha discusso nel Forum delle Nazioni Unite e a cui hanno partecipato organizzazioni come l’Onu, l’Unicef e l’UE, oltre a una ventina di Paesi tra cui l’Italia, la Spagna, il Canada, Giappone e Corea del Sud.
La Coalizione ha identificato rischi specifici per i giovani: manipolazione, deepfake (contenuti generati con l’intelligenza artificiale) utilizzati per generare materiale pedopornografico, profilazione algoritmica dei minori. La responsabilità della tutela dei più piccoli non può ricadere solo sui genitori, ma deve cadere obbligatoriamente su chi lucra sulle vite dei ragazzi, su chi usa manipolazione per fare leva sulla sensibilità di chi è ancora in fase di sviluppo. L’assenza di Stati Uniti e Cina tra le firme di quest’iniziativa fa rumore, essendo loro i due Paesi con il maggior controllo sull’industria globale dell’intelligenza artificiale.
E i genitori, cosa ne pensano di tutto ciò?
Nello studio è marcato il fatto che i genitori sono più critici dei loro figli rispetto ai social media, sono preoccupati per la sicurezza dei ragazzi e per il loro benessere. Più del 50% dei genitori infatti pensano che gli schermi abbiano un impatto negativo sul benessere dei figli, in confronto al 29% dei ragazzi intervistati.
Ma hanno anche una tendenza a sottovalutare le ore di utilizzo dei social dei ragazzi.
Quando si rendono conto dell’influenza negativa che i social hanno sui loro figli, il dialogo è la risposta più comune; il 63% di loro, una volta percepito un incidente, riporta di aver discusso la situazione con i propri figli, prima di qualsiasi altra azione.
Quindi cosa si può fare per limitare e aiutare i giovani?
Il 47% dei genitori che hanno partecipato allo studio e il 48% degli adolescenti chiedono un’implementazione più dura delle regole delle piattaforme online, soprattutto sul far rispettare i limiti di età (sono d’accordo il 54% degli adulti e il 45% dei giovani), e un accesso più efficace ai supporti per la salute mentale.
“Gli adolescenti vedono i social media come un vettore di connessione e espressione di sé, allo stesso tempo ne riconoscono il costo emotivo e cognitivo nel loro quotidiano”.
Sono attualmente in atto progetti di legge europei per la tutela e la sicurezza online, come il Regolamento sui Servizi Digitali (DSA) e il progetto Better Internet for Kids, oltre al piano d’azione contro il cyberbullismo. Un modo per far rispettare i limiti di età sui social è l’app europea per la verifica dell’età che protegge la privacy degli utenti e che si aggiunge alle nuove norme per la sicurezza online e per combattere l’abuso sessuale dei minori online.
Questa spinta verso il futuro delle leggi sulla protezione online può solo che essere l’inizio di un percorso lungo e costante, perché l’evoluzione sempre più rapida delle nuove tecnologie deve essere accompagnata da un aggiornamento di leggi a tutela dei cittadini ancora più rapido. Prevenire è sempre meglio che curare, soprattutto se si tratta della salute fisica e mentale dei giovani.
Per approfondimenti:
Le dichiarazioni di Ursula Von Der Layen e gli impegni per le azioni future
Emergenza social tra i giovani. L’Australia può essere un esempio positivo di cambiamento?
