“Trova un lavoro che ti piace fare e non dovrai
mai lavorare un giorno in vita tua”.
(Confucio)
Il lavoro non è solo fatica, ma anche gratificazione personale e di gruppo: una buona riconoscenza di quello che si fa e produce è data anche da uno status positivo a livello di salute mentale. È però un tipo di salute che viene spesso considerata poco anche a livello di produttività, per poi portare a sostenere costi rilevanti a livello impresario, lavorativo e sanitario.
L’EWCS (European Working Conditions Survey), nella sua ultima edizione del 2024 che indaga le condizioni lavorative degli occupati europei, ha studiato ulteriormente il rapporto tra salute e lavoro come negli ultimi cinque anni. Ha evidenziato i dati di 35 Paesi europei e riguardato oltre 36 mila occupati dipendenti.
Il WHO-5, questionario dell’OMS riguardante lo stato di benessere, si compone di cinque domande inerenti il benessere psicologico delle ultime due settimane considerate, con un punteggio da zero a cento. Un rischio importante di depressione è dato da un punteggio sotto la soglia di cinquanta; per quanto riguarda i dati del disturbo depressivo in Europa, il 19,6 % dei lavoratori era interessato dal fenomeno nel 2010, per poi scendere al 15,6 % nel 2015 e stabilendosi al 15,8 % nel 2024. Si evidenzia come un individuo su sei ne sia comunque interessato, anche se le statistiche non sono peggiorate nel tempo.
Altro discorso vale per il disturbo di stampo ansioso, considerato nell’ultimo anno, contrassegnato da un processo di crescita rilevante. Nel 2010 ci si attesta sull’8,6%, nel 2015 al 14,7% per poi terminare nel 2024 con il 20,7%. Le donne sono più soggette a questo genere di disturbo rispetto alla controparte maschile, con una percentuale del 25% contro il 16% degli uomini. I dati sono quasi triplicati in circa quindici anni, passando dal 6,4% del 2010 al 20,9% del 2024, per quanto riguarda la fascia di età 16-29 anni.
Tra le varie fasce d’età si può notare come, mentre la concezione del disturbo di stampo depressivo sia rimasta pressoché stabile, quella di stampo ansioso sia più che raddoppiata e questo potrebbe essere un fattore di preoccupazione per la salute mentale di chi lavora.
Ma come pensare questa situazione? È presto detto, ma occorre compiere una distinzione sulle diverse scale di valutazione. Il WHO-5 “cattura” stati depressivi persistenti e si occupa del benessere psicologico relativizzato in un arco temporale ben preciso. L’indicatore di ansia, invece, pensa soprattutto alla percezione personale di chi vive la difficoltà psicologica considerata, anche senza essere in presenza di una diagnosi clinica. Ricordando come si possa essere ansiosi senza essere depressi, il primo tipo di disturbo può essere toccato anche da difficoltà strutturali, come l’aumento del carico di lavoro interno e la successiva “pesantezza” percepita a livello mentale. Tutto questo discorso è stato fatto per esprimere, in particolare, un concetto che a molti non risulta: ansia e depressione non sono in contraddizione ma, molte volte, sono due facce della stessa medaglia.
Grazie ai Job Quality Indices (JQI), presi dall’EWCS sopracitato nel sito Eurofound, si può studiare in maniera migliore il rapporto tra impiego e salute mentale. Sono indici di riferimento standard (utilizzati anche da Eurostat) che riassumono, su una scala da 0 a 100, gli ambiti fisici e psicosociali del lavoro che si svolge. Tra quelli fisici si possono trovare gli orari seguiti e l’ambiente in cui si lavora, mentre tra quelli psicosociali si può ricercare il concetto di stress lavorativo e le prospettive future nell’impiego considerato. Per ciò che riguarda la media degli otto indici dei Job Quality Indices, il quadro varia fortemente: si passa da una condizione pressoché buona nelle prospettive future personali (74,2/100) a una posizione estremamente negativa per quanto se ne veda sul concetto di stress lavorativo (55,7/100).
Senza dubbio una cosa è certa: osservando i risultati dei rapporti tra gli indici propriamente intesi e i dati ottenuti, a migliori condizioni di lavoro conseguono tassi più bassi di depressione e ansia. Lo stress lavorativo e il carico lavorativo ha una maggiore incidenza per il disturbo di tipo ansioso; per la depressione, invece, l’ambiente sociale in cui ci si trova fa molto insieme al supporto di amici e colleghi, ad esempio.
Avendo notato come le dimensioni psicosociali siano particolarmente importanti al fine dello studio condotto, si può anche dedurre come un minor benessere del lavoratore infici anche sul benessere dell’azienda e sul suo rendimento. Anche il fattore età è compresente al discorso, perché chi ha un’età più avanzata riscontra maggiormente sintomi depressivi, mentre l’ansia è aumentata come dato in tutte le fasce d’età considerate.
La salute mentale del lavoratore, infine, non è soltanto uno status sociale ma, soprattutto, un elemento indispensabile a cui fare attenzione non solo per rendere di più, ma anche per avere impiegati più soddisfatti di ciò che fanno ogni giorno.
Per approfondimenti:
La salute mentale è anche una questione di politica economica
