Le opere d’arte sono quasi sempre lo specchio della vita di chi le crea
È inevitabile: gli artisti, come ogni essere umano, riversano nelle proprie opere sogni, desideri, sofferenze e paure. Le esperienze personali possono diventare fonte d’ispirazione, ma anche il riflesso di ferite e traumi. C’è chi è stato segnato da malattie fisiche o disturbi psichici, chi ha perso l’amore della propria vita e chi lo ha cercato per anni senza mai riuscire a trovarlo. Alcuni hanno combattuto battaglie impossibili, altri hanno raggiunto il successo quando ormai era troppo tardi. In questo senso, molte opere d’arte sono figlie delle storie dei loro autori e proprio per questo possono assumere forme tanto diverse e sorprendenti.
Louis Wain. Qualche dettaglio della sua vita per conoscerlo meglio
Tra gli artisti la cui vicenda è strettamente legata alla propria produzione c’è Louis Wain, nato a Londra il 5 agosto 1860. Il suo nome è oggi conosciuto non soltanto nel mondo dell’arte, ma anche in quello della psichiatria, soprattutto per l’evoluzione del suo stile pittorico, a lungo interpretata come possibile rappresentazione del progressiva fragilità emotiva.
All’inizio della sua carriera Wain era un illustratore e lavorava per importanti giornali, tra cui “The Illustrated News”. Si dedicava anche alla pittura di paesaggio e alla realizzazione di vignette. Le sue prime opere erano caratterizzate da una grande attenzione ai particolari e da una notevole precisione. Con il passare degli anni, però, la sua produzione avrebbe assunto caratteristiche sempre più singolari, mentre la sua attenzione si concentrava quasi ossessivamente su un unico soggetto: i gatti.

La vita di Wain fu segnata fin dall’infanzia da alcune difficoltà. Nacque con il labbro leporino e sua madre, temendo che potesse essere deriso dagli altri bambini, decise di non mandarlo a scuola. Questa condizione contribuì probabilmente a rendergli più complicate le relazioni sociali e a sviluppare in lui modalità particolari di rapportarsi agli altri.
Louis trascorse quindi gran parte della propria infanzia a casa, dove ebbe modo di sviluppare la sua immaginazione e la passione per il disegno. Fin da piccolo mostrò un forte interesse per l’arte e per l’osservazione della natura, trascorrendo molto tempo a disegnare animali e paesaggi.
Durante l’adolescenza iniziò a frequentare la Heatherley School of Fine Art di Londra, dove poté approfondire le proprie capacità artistiche e sviluppare ulteriormente il suo talento. In seguito diventò insegnante di disegno, anche se non abbandonò mai il desiderio di dedicarsi completamente alla pittura. Questi primi anni furono fondamentali per la formazione della sua sensibilità artistica e per lo sviluppo dello stile originale che lo avrebbe reso famoso soprattutto per le illustrazioni di gatti.
La svolta dell’artista, proprio grazie a un gatto, suo soggetto preferito
La svolta nella sua vita arrivò anche grazie a un gatto. Peter, un esemplare bianco e nero, era il compagno di Wain e di sua moglie Emily Richardson. Emily era la governante delle sorelle di Louis ed era più grande di lui di dieci anni: una differenza d’età che, nella società vittoriana dell’epoca, suscitava scandalo. Nonostante le critiche, a soli ventitré anni Wain decise di sposarla.
Il matrimonio, tuttavia, durò poco. Emily si ammalò di cancro e le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Per cercare di distrarla dalla malattia, Wain iniziò a disegnare Peter in situazioni sempre più insolite e divertenti: il gatto compariva con occhiali, cappelli e atteggiamenti tipicamente umani. Quelle immagini, nate quasi per gioco e amore, sarebbero diventate il punto di partenza della sua carriera.
Dopo la morte di Emily, Wain continuò a dipingere gatti. Ma quei felini non erano più semplici animali: rappresentavano una vera e propria società umana. I gatti di Wain bevevano il tè, ballavano, lavoravano e si comportavano come persone. Attraverso di loro l’artista costruì un mondo parallelo, popolato da creature che sembravano riflettere la società che lo circondava.
La conseguente psicosi e il periodo passato in manicomio
Con il trascorrere del tempo, però, anche la vita di Wain divenne sempre più isolata e nel 1917, a cinquantasette anni, comparvero importanti disturbi psicotici, accompagnati da idee paranoiche. Il suo stato mentale peggiorò fino a rendere necessaria l’ospedalizzazione.
Nel 1924 venne ricoverato allo Springfield Mental Hospital, un ospedale psichiatrico situato a Tooting, nella periferia di Londra, destinato principalmente a pazienti indigenti. Il ricovero rappresentò un momento particolarmente difficile della sua vita, già segnata da problemi economici e da un progressivo isolamento sociale.
Anche in quell’ambiente difficile, Wain non smise di disegnare. Continuò a rappresentare i suoi amati gatti, ma qualcosa nel suo stile sembrava essere cambiato radicalmente.
Il cambio di rotta, con i suoi disegni sempre più astratti e colorati
I disegni diventarono sempre più colorati, astratti e geometrici. I gatti persero progressivamente la loro forma realistica e vennero trasformati in figure composte da motivi complessi, linee e colori accesi. Gli occhi diventavano enormi, i corpi si dissolvevano in fantasie caleidoscopiche, allontanandosi sempre di più dalla realtà.

Lo scrittore H.G. Wells e la sua attenzione verso le opere di Wain
La vicenda di Wain attirò anche l’attenzione dello scrittore H.G. Wells, che rimase colpito dalla sua produzione. Wells arrivò a definirlo l’artista capace di aver “fatto suo il gatto”, creando uno stile, una società e un intero universo felino. Nel 1925, grazie all’interessamento dello scrittore e alla mobilitazione di altre personalità, vennero raccolti fondi per garantirgli cure migliori e condizioni di vita più dignitose. Wain venne così trasferito al Bethlem Royal Hospital, una struttura più moderna rispetto allo Springfield, dove poté continuare a dedicarsi alla propria attività artistica.
Nel 1930 fu successivamente trasferito all’ospedale psichiatrico di Napsbury, nell’Hertfordshire, dove trascorse gli ultimi anni della della sua vita. Qui le condizioni erano più favorevoli e l’artista poté continuare a dipingere, ricevendo anche le visite e il sostegno delle sorelle, che si occupavano di procurargli il materiale necessario per lavorare.
Qui continuò a disegnare e a occuparsi dei gatti che amava tanto. Dopo Peter, nella sua vita entrarono altri felini, tra cui la soriana Minna, il siamese Bigit e infine Leo, un gatto soriano rosso.
Nonostante le ferite, il suo mondo continua a vivere nell’arte
Louis Wain morì nella notte del 4 luglio 1939, a Napsbury, all’età di settantanove anni. Lasciò un’eredità artistica immensa, fatta di gatti, ma anche di una storia umana complessa e dolorosa. Dietro ogni gatto colorato, ogni forma geometrica e ogni sguardo gigantesco rimane la traccia di un uomo che, nonostante le proprie ferite, continuò fino alla fine a creare, immaginare e raccontare il proprio mondo.
