Le nuove generazioni hanno -anzi: vogliono possedere- sempre più consapevolezza riguardo la propria salute mentale. Non si tratta di uno scherzo o di una fase passeggera, le statistiche parlano chiaro: più della metà della generazione Z e Alpha (77%) hanno veramente a cuore la sensibilizzazione riguardo questa tematica.
La Comunità Europea, in questo senso, dimostra la propria attenzione. Finanziato dal progetto europeo Erasmus+, il progetto SMILES riguarda ragazzi e ragazze tra i 10 e i 14 anni, oltre che docenti e famiglie degli stessi; si concentra sull’inserimento della salute mentale e del benessere emotivo come base dell’apprendimento in età evolutiva, insieme al rendimento. Quindi la fascia d’età interessata è quella che va dall’ultima classe della scuola primaria fino alla prima della scuola secondaria di secondo grado, con un margine di età abbastanza ampio da essere rilevante.
I Paesi che sono stati interessati da questa iniziativa sono Bulgaria, Spagna, Polonia e Repubblica Ceca.
Quali sono gli obiettivi di questa iniziativa? L’obiettivo principale è la prevenzione del disagio giovanile, attraverso l’uso di strumenti adatti, l’esaltazione del senso di inclusione negli ambienti scolastici e non, oltre a una considerazione più che rafforzata riguardo uno stile di vita quotidiano più equilibrato.
Tre sono i concetti su cui si basa il progetto europeo SMILES. I docenti di ogni ordine e grado dovranno essere formati sui concetti alla base della salute mentale, soprattutto scolastica e quindi in età evolutiva, magari con la possibilità di interfacciarsi con i servizi territoriali inerenti; attraverso l’instaurarsi di attività pratiche, si migliorerà la considerazione dell’emotività degli alunni stessi; infine, non per importanza, l’inclusione in tutta l’azione completa sopradescritta dei genitori e dei caregiver, fondamentali nell’ambito dello sviluppo socio-emotivo di bambini ed adolescenti.
Qual è il concetto alla base di SMILES? Le competenze emotive, potremmo dire. Secondo un approccio pedagogico presentato frequentemente negli anni passati, queste ultime non sono un elemento indifferente in caso di presenza o assenza, ma si pongono come rilevanti sia nel processo di apprendimento che sul modo in cui si vive l’intera esperienza scolastica.
Tra gli strumenti didattici a propria disposizione, troviamo On My Mind, una sorta di insieme di risorse per docenti e genitori/caregiver nelle lingue dei quattro Paesi aderenti al progetto. All’interno di questo insieme di possibilità didattiche, vi sono proposte per i docenti ma anche una guida per i genitori stessi, ideata per aiutare questi ultimi a sostenere il proprio figlio/a nello sviluppo socio-emotivo.
La consapevolezza di sé, l’empatia, l’adattabilità e la gestione dei conflitti sono alcune tra le dodici competenze considerate all’interno del materiale educativo a disposizione dei docenti per il benessere emotivo e mentale dei propri alunni. Tutto ciò è pensato per dare a chi insegna e a chi abbia un ruolo di cura nei confronti dei giovanissimi degli strumenti in più da aggiungere alle proprie relazioni, oltre che al modus operandi in cui si fa docenza.
Nella documentazione dell’iniziativa SMILES si parla anche di Allyship, una guida per chi insegna ed educa con indicazioni di stampo metodologico, insieme a un libro degli esercizi con altresì consigli di attività e di riflessione. Da questo concetto si arriva ad Allyship at School, un percorso all’interno del progetto che punta a consolidare l’unione tra adulti e giovanissimi, tra genitori e insegnanti, oltre che col resto del personale scolastico.
Il disagio, difatti, non è mai individuale ma si pone come l’insieme degli ambienti in cui l’alunno vive.
A livello di numeri, infine, i risultati fanno ben sperare: più di 120 genitori e caregiver hanno partecipato ai test sottoposti dagli ideatori del progetto europeo, insieme a più di 180 professionisti dell’educazione ed insegnanti; per quanto riguarda gli alunni, invece, si sono raggiunte quasi 500 unità partecipative.
L’esperienza è stata valutata dall’89% di chi ha partecipato in senso positivo, soprattutto per la strutturazione dell’iniziativa in 24 moduli formativi, per il coordinamento dei formatori e per l’approccio collaborativo tra ambiente educativo e famiglie.
Questo modo di agire alla base del progetto SMILES ci dà la possibilità, a dispetto di ciò che si sente su scuola e giovani/giovanissimi, di cogliere quell’opportunità di speranza del sistema educativo europeo, oltre che di miglioramento dello stesso.
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