Giovani e uso dell’intelligenza artificiale. L’educazione ne potrà giovare?

Giovani e uso dell’intelligenza artificiale. L’educazione ne potrà giovare?

L’uso dell’intelligenza artificiale (AI in inglese) è sempre più diffusa nella nostra quotidianità, specialmente in quella delle generazioni più giovani. Che venga utilizzata per lavoro, studio o per conoscenza personale, è un dato di fatto che abbia implicato un cambiamento radicale nel nostro modo di rapportarci alla tecnologia, nel bene e nel male.

L’osservatorio scientifico dell’associazione no-profit Movimento Digitale ha evidenziato, attraverso la ricerca che è stata fatta, alcuni dati rilevanti in occasione della Giornata della Cittadinanza Digitale 2024. Questa giornata è stata promulgata dal Senato dopo la votazione di gennaio 2025 con 71 voti favorevoli, zero contrari e 55 astenuti.

I soggetti di questa giornata, in particolare, sono gli studenti della scuola primaria e secondarie di entrambi i gradi, in un’età compresa tra gli 11 e i 18 anni per quanto riguarda l’edizione 2024 e con 1937 studenti che hanno partecipato al sondaggio.

Ma qual è l’obiettivo dell’instaurarsi di questa giornata? È presto detto. Viene immaginata come una data per sensibilizzare e promuovere l’educazione digitale in tutto il nostro Paese, nelle fasce d’età dette precedentemente.

Insegnanti e studenti, però, possiedono una visione diametralmente opposta: se i primi temono usi della tecnologia scorretti e facilitatori (come per copiare i compiti per casa e in classe, ad esempio), i secondi la intendono come propedeutica alle sfide del futuro, con una modifica ben intesa al modo di porsi nell’educazione scolastica.

Il tutto rimanda, oggettivamente parlando, all’ipotetico potenziamento delle risorse digitali all’interno dell’ambito educativo. La cittadinanza digitale, a quanto riferisce il presidente del Movimento Digitale Davide Del Maso, è il connubio tra educazione civica e quella da remoto: è sempre fondamentale ricordare come ciò che si fa online e ciò che è fatto nella realtà abbiano la stessa valenza, insieme al concetto di formarsi come cittadini di un Paese.

Comprendere i rischi e i vantaggi delle tecnologie emergenti deve portare le istituzioni educative e i policy marker (decisori politici su vari ambiti societari) ad istituire dei processi educativi più incentrati sulle stesse. Considerato come il digitale faccia ormai parte della nostra quotidianità, questa tipologia di tecnologie potranno aiutare poi con le skills utili per il mondo lavorativo, se ben sfruttate e studiate.

Quindi rimane fondamentale che la scuola attuale e quella futura diano giuste indicazioni per creare cittadini digitali consapevoli.

I risultati della ricerca 2025 dell’Osservatorio del Movimento Digitale-Social Warning

La privacy è sempre stata una criticità ben presente nel rapporto che chiunque ha con la tecnologia stessa. Per quanto riguarda questo tema, il 36,9% degli studenti è ansioso per i propri dati personali e il 35,8% ha paura di un uso non adatto dell’intelligenza artificiale: nel 2024, per quest’ultimo caso, la percentuale di percezione del rischio era del 51,5%. Tra la mancanza di consapevolezza percepita e il vedere il World Wide Web come un oceano di possibilità, ne passa di tempo, eppure la visione giovanile si divide tra questi due frangenti. Difatti più si andrà avanti e più le nuove generazioni saranno influenzate dall’uso proprio o improprio della tecnologia, a loro vantaggio o discapito.

Educazione e tecnologia a scuola, tema centrale di questa discussione. IL 73% degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado pensa che l’AI possa migliorare il modo in cui si impara, mentre il 23% non è d’accordo. Per quanto la maggior parte dello studentato offra una buona visione dell’uso dell’intelligenza artificiale a scuola, bisogna comunque mantenere una certa soglia di attenzione per i rischi evidenziati in precedenza.

ChatGPT come forma di informazione degli alunni, una lotta senza fine tra adulti e giovanissimi. Nonostante la sempre più necessaria attenzione per dispiegarsi tra la grande varietà di dati disponibili, Internet rimane la fonte più utilizzata per ottenere informazioni (88,5%), il 65,3% parla con i genitori, il 47,1% con gli amici e il 35,7% con l’IA. Il rivolgersi ai libri o agli educatori ha una percentuale molto bassa, tra lo 0,4% e il 6,2%. Tra le varie intelligenze artificiali (ChatGPT, Gemini, Claude) bisogna sapersi muovere con criterio, per evitare di incorrere in informazioni errate o poco consone per età: questa può porsi come una competenza digitale molto utile nell’ambito quotidiano, societario e lavorativo.

L’educazione digitale a scuola è intesa in vario modo, che sia in positivo che in negativo. Partendo dal primo, solo il 3% degli studenti la ritiene “molto buona”, il 12% “buona”, il 30% “sufficiente, oltre al fatto che il 32% la considera “insufficiente” e il 23% “molto insufficiente”. Osservando la valutazione pressoché negativa dell’educazione digitale a scuola, si chiede un’immediata riforma di questo tipo di insegnamento nei programmi delle scuole italiane. Attenzione però: il divario tra il sapere e il saper fare a livello digitale non riguarda solo i più giovani ma anche gli insegnanti.

Chat o uscire di persona? I dati sono discordanti, ma c’è chi non disdegna nessuno dei due modi. Il 49,3% degli intervistati nel sondaggio preferisce incontrarsi e godere dell’immediatezza del vedersi, mentre il 45% preferisce i social media e la qualità, oltre che quantità, delle connessioni che il mondo digitale offre. Il 3% non è interessato dalla comunicazione, mentre il 2,7% opta per entrambi i modi di comunicazione, dal reale e non. Come è evidenziato anche nella psicologia delle relazioni interpersonali, esse si pongono come fondamentali anche per il benessere psicofisico dell’individuo.

What about…una giornata europea della Cittadinanza Digitale? La riflessione si spinge anche oltre, fino all’ipotizzare una giornata europea della Cittadinanza Digitale. Il 79,3% sarebbe interessato alla sua attuazione anche per discuterne con i propri pari, mentre il 20,7% non è interessato al riguardo. L’essere in qualche modo collegati digitalmente potrebbe favorire la creazione di una comunità digitale più consapevole e informata, oltre a spingere a produrre nuove collaborazioni tra giovani europei.

Ciò che si posta sui social e il mondo del lavoro sono intrinsecamente collegati, almeno secondo ciò che pensano le giovani generazioni (67,4%). Ciò che si mette online potrebbe addirittura essere visto da un ipotetico datore di lavoro, secondo gli stessi intervistati. Le opportunità di carriera al giorno d’oggi, infatti, potrebbero essere certamente inficiate da un cattivo utilizzo dei social network.

Quel che rimane da sondare nel rapporto tra IA e giovani è ancora un oceano immenso, ma non è necessario prenderla sul negativo, considerando come queste tecnologie possano essere anche intese in senso positivo e utile per un futuro migliore.

 

Per approfondimenti:

Adolescenti e tecnologia: un rapporto controverso a misura di futuro