Uno studio britannico pubblicato su European Child & Adolescent Psychiatry, condotto dall’Università di Birmingham capitanato dalla dottoressa Isabel Morales-Muñoz, ha rivelato quanto il sonno nei primi mesi di vita concorra al benessere psicologico futuro e alla predisposizione o meno di fragilità.
Secondo l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, la regolarità del sonno nei bambini piccoli è sicuramente un buon segno, segno che suggerisce anche la capacità di adattabilità alle abitudini suggerite dalla famiglia. Avere una buona routine di addormentamento e di mantenimento sufficiente del sonno esprime una buona possibilità assenza di conflitti e di benessere in generale. Un bambino con un buon sonno, è un buon indicatore del suo star bene sia da un punto di vista fisico che emotivo. Viceversa, quando si osservano alterazioni del sonno, come la fatica dell’addormentamento o un sonno notturno di breve durata, o ancora una frequenza continuativa a risvegli notturni ed incubi, è probabile che si osservino ansia frustrazione e disagio sia da parte dei bambini che dei genitori.
Il sonno è un bisogno vitale per l’essere umano, fondamentale per la salute. Avere un buon sonno e un giusto ritmo sonno-veglia concorrono al benessere fisico e psicologico, in particolar modo per il bambino a partire dai primissimi giorni di vita. Questo perché il sonno svolge un’importante funzione anche per lo sviluppo del pensiero.
La ricerca britannica ha monitorato la durata del sonno dei bimbi in diverse fasi di vita: a 6 mesi, a 18 mesi, a 2 anni e mezzo, a 3 anni e mezzo e ai 4 e ai 7 anni.
Dai risultati emersi si evince come la media delle ore di sonno sia intorno alle 11 ore per notte. È dal gruppo che risultava dormire molto meno (il 2%) 9 ore circa, che il rischio di sviluppare depressione tra i 13 e i 22 anni risulta raddoppiato rispetto al primo gruppo. Ovviamente non dobbiamo leggere questo risultato come una unica causa lineare predisponente la depressione, lo sottolineano anche gli autori. Ma è sicuramente importante per rafforzare l’ipotesi che dormire poco in modo cronico influenzi il cervello.
Migliorare le abitudini del sonno è importante per diverse ragioni che concorrono allo sviluppo psicofisico del bambino, dell’adolescente e dell’adulto.
Secondo Antonio Imbasciati (Clinica perinatale, 2007), la psiche del bambino non nasce compiuta, si costruisce, e si costruisce grazie alle interazioni ripetute con le figure di accudimento, ed il collante è fatto proprio della qualità del contatto fisico, della coerenza ai bisogni e della disponibilità emotiva del genitore. A questo si aggiunge anche la qualità del sonno regolata naturalmente dai genitori.
Un altro studio del Dipartimento di Psicologia della NTNU ha evidenziato, su un’indagine di 1.000 bambini piccoli, come gravi disturbi del sonno nei bambini piccoli possano influire sulla salute mentale dell’adulto.
Il sonno è fondamentale per il neurosviluppo, sottolinea Elisa Fazzi, direttore di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza Asst Ospedali Civili di Brescia e presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile (Sinpia).
Inoltre esiste una stretta relazione tra sonno e l’autoregolazione emotiva. Il sonno aiuta l’autoregolazione emotiva e viceversa.
Amigdala e lobo frontale sono i responsabili della capacità di autoregolazione emotiva e del sonno, coinvolti anche nella memoria, nell’attenzione, nella concentrazione. Ecco perché dormire male o poco ha un impatto importante sulla vita quotidiana e può fungere da indicatore per successivi sviluppi di problematiche psicologiche.
Nello specifico, il disturbo del sonno, infatti, può essere considerato un filo conduttore di disturbi di disregolazione emotiva che magari cambiano espressione nel tempo e si manifestano in forme diverse in infanzia e adolescenza. Il legame tra disturbi del sonno nei primi anni di vita e quelli dell’umore in età adulta è un esempio molto ricorrente, continua Elisa Fazzi.
L’Ordine degli Psicologi del Lazio sottolinea come le neuroscienze forniscano evidenze su come evolve il sonno dei neonati e sui fattori che determinano frequenza e natura dei risvegli. Di certo, ciò che ci preme sottolineare è che il luogo dove il bambino dorme, le modalità di accudimento, l’allattamento, il contatto e la prossimità degli adulti durante la notte e gli aspetti ambientali sono tutti elementi fondamentali per la modulazione dell’esperienza notturna sia dei bambini sia dei genitori.
La letteratura clinica riporta come la madre o la figura di riferimento, costituisca lo psicobioregolatore esterno degli stati del bambino. Non si tratta di una metafora poetica o utopica, è una esperienza di co-regolazione importantissima e precoce. Nei primi mesi di vita il bambino non dispone di un proprio sistema di autoregolazione, né emotiva, né fisica, né relativa al sonno. L’autoregolazione del bambino passa inesorabilmente dalla co-regolazione madre-bambino.
Questo significa che i parametri più importanti del bambino, come la temperatura corporea del bambino, il ritmo cardiaco, i livelli di cortisolo, la qualità del sonno, sono influenzati, e in parte regolati, dalla prossimità fisica e dalla risposta contingente della madre.
Alcuni studi sulla sensibilità materna, mostrano come una buona disponibilità emotiva proprio della madre sia associata a una migliore qualità del sonno infantile. La disponibilità emotiva agisce dunque sia come predittore che come correlato del sonno.
Un altro studio condotto da Massimo Ammaniti e colleghi (2008) su 50 diadi madre-figlio (bambini tra 18 e 36 mesi) ha identificato associazioni significative tra profilo psicologico materno, qualità dell’interazione durante le condotte di addormentamento, e funzionamento emotivo-comportamentale del bambino.
In conclusione ciò che è interessante sottolineare e di cui poco si fa informazione, presso gli studi pediatrici tanto quanto gli asili, è quanto l’educazione al sonno sia fondamentale per lo sviluppo psicofisico e che il modo in cui la mamma gestisce il momento della nanna, con quale disponibilità emotiva, con quale coerenza e quale capacità di risposta ai segnali del bambino, ha un impatto misurabile sul bambino che va ben oltre il sonno stesso.
Questo dato, questa attenzione e cura al sonno, invertono in modo sostanziale una credenza dominante: ossia che il bambino debba imparare a dormire da solo. È la diade madre-bambino che pone le basi per un sonno progressivamente sempre più autonomo del bambino, e lo fa attraverso l’esperienza di sicurezza e non di abbandono.
“I genitori sono i guardiani del sonno dei loro figli” come afferma Dilys Daws, psicoterapeuta inglese che si è molto occupata dei problemi del sonno nella prima infanzia.
