Il 5 gennaio è stato l’ottantacinquesimo compleanno del noto regista e animatore giapponese Hayao Miyazaki, famoso per aver diretto film celebri come Il Mio Vicino Totoro (1988), La Principessa Mononoke (1997), La Città Incantata (2001) e Il Castello Errante di Howl (2004).
Cogliendo l’occasione di celebrare questa grande figura nell’animazione giapponese e mondiale, si fa notare che secondo uno studio dei ricercatori dell’Imperial College di Londra, i film dello Studio Ghibli possono avere effetti benefici sulla salute mentale.
Lo studio ha coinvolto 518 partecipanti, divisi in 4 gruppi; ad uno di questi sono stati fatti vedere spezzoni dei film dello Studio Ghibli, i partecipanti di un altro gruppo hanno giocato a Legends of Zelda, Breath of the Wild, un videogioco open world. Ad un terzo gruppo sono state fatte fare entrambe le esperienze, mentre al gruppo di controllo non è stato somministrato nulla. Alla fine dell’esperienza ai gruppi è stato richiesto di compilare un questionario con delle domande che indagano i gradienti di felicità e soddisfazione di vita.
Come risultato, i membri del gruppo che hanno fatto entrambe le esperienze, quindi hanno giocato al videogioco e guardato i film Ghibli, hanno riferito di aver provato, dopo la visione, una maggiore sensazione di calma, di desiderio di esplorazione e di soddisfazione per la vita.
Videogiochi open world come i nuovi Legends of Zelda stimolano la curiosità e incoraggiano la scoperta, premiando i giocatori con oggetti, paesaggi ed esperienze nascoste nella vasta mappa di gioco.
Allo stesso modo, nei film di Miyazaki si può notare come la natura è sempre in primo piano, non è solo uno sfondo per le sue storie.
Questa ricerca sembra confermare quello che i fan dei film di animazione di Miyazaki dicono da anni, cioè che le pellicole aiutano a elaborare emozioni complesse, danno un senso di calma e di fiducia verso il futuro e lasciano spazio alle emozioni e i legami dei personaggi. Il tempo dedicato alla visione di film di animazione, soprattutto quelli di Miyazaki, è un investimento emotivo, quasi una palestra dove poter processare emozioni che bambini, ma anche adulti, si trovano a dover gestire nella loro vita.
Per esempio, in Kiki – Consegne a Domicilio (1989) è possibile identificarsi nella protagonista nella ricerca di un proprio posto nel mondo, un’apprendista streghetta un po’ sbadata ma con mente e cuore aperti agli altri.
Nel film La Città Incantata, come in tante altre opere dello Studio Ghibli, c’è una forte enfasi sui legami interpersonali, che hanno un incredibile potere trasformativo.
Un altro tema spesso presente delle opere di Miyazaki, e dello Studio Ghibli in generale, è la visione fortemente negativa della guerra, sempre rappresentata come qualcosa di freddo, senza senso, spiazzante e che va a tutti i costi rifiutato, come ad esempio in Il Castello Errante di Howl, Porco Rosso (1992), ma anche La Tomba delle Lucciole (1998) del regista Isao Takahata.
La possibilità di immergersi in queste emozioni autentiche, lasciando il dovuto spazio anche a quelle come la tristezza e il lutto, offre un’occasione di restituzione alla vita attraverso processi di identificazione e integrazione.
Come è classico un libro “che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” a detta di Italo Calvino, così la visione di questi film promuove una contemplazione che incoraggia a rallentare e a vivere a pieno le piccole gioie e i piccoli dolori della vita.
