Il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione mette in risalto l’emergenza riguardante l’incremento della popolazione detenuta. Quasi 2.000 detenuti maschi in più nell’ultimo anno. Non è presente, invece, un incremento delle donne detenute, che resta stabile. Attualmente 73 istituti penitenziari presentano un tasso di sovraffollamento pari o superiore al 150% e solo 22 istituti in tutta Italia non presentano situazioni di sovraffollamento. Le pene sono sempre più lunghe e questo spiega, in parte, il fenomeno: sempre più anziani, ma in aumento anche i giovani.
Un’altra spiegazione plausibile riguarda il calo significativo delle misure alternative alla detenzione. Antigone definisce “trappola sociale” il sistema carcerario, sostenendo che, in quasi totale assenza di percorsi di reinserimento sociale, sia estremamente difficile venirne fuori. Bisognerebbe, dunque, “spezzare il cerchio” occupandosi in modo significativo di percorsi di reintegrazione sociale.
“Anche i colpevoli sono persone e non devono essere danneggiati, oltraggiati, umiliati, deumanizzati o distrutti.”
-P.Zimbardo-
La media di persone detenute lavoranti è pari al 32,7%, in lieve calo rispetto al 2024. L’accesso al lavoro continua a rimanere un’eccezione invece che un diritto. I dati evidenziano, però, un potenziamento dell’offerta formativa professionale: sono il 7,9% i detenuti iscritti nel 2025, in aumento rispetto al 7,2% del 2024.
Per quanto riguarda l’istruzione, invece, la percentuale di persone detenute che frequentano percorsi scolastici si attesta intorno al 31%. I corsi universitari, invece, sono frequentati solo dal 3% della popolazione carceraria.
Le persone di cittadinanza straniera regolarmente presenti sul territorio italiano sono aumentate del 3,5% rispetto all’anno precedente. Attualmente sono il 31,5% i detenuti stranieri in Italia, circa 20.307 su 64.436 reclusi.
La detenzione femminile costituisce un ambito meno rappresentativo rispetto al sistema penitenziario nel suo complesso che sono il 4,3% della popolazione carceraria. Rispetto al totale delle donne recluse, le straniere rappresentano il 27,4%. Sono tre gli istituti esclusivamente femminili sul territorio nazionale, a Roma, Venezia e Trani. Le altre sono ospitate in sezioni femminili collocate in carceri a prevalenza maschile. L’affollamento dei reparti femminili è al 134,5%. Il 16,7% delle celle visitate non aveva la dotazione del bidet, come obbligatoriamente previsto dal regolamento penitenziario. Nel 25% dei casi mancava inoltre un servizio di ginecologia.
Spostando la nostra attenzione sulla giustizia penale minorile possiamo dire che è in un periodo di forte crisi. È per tale motivo che Antigone ha deciso di promuovere gli Stati Generali della giustizia minorile, un percorso volto a elaborare proposte concrete di riforma, al fine di riaffermare un modello fondato su educazione, inclusione e tutela dei diritti. Cresce anche tra i minori la percentuale straniera, che diventa altissima nonostante i reati attribuiti ai detenuti stranieri siano tendenzialmente di gravità inferiore rispetto a quelli dei detenuti italiani. Questi ragazzi, a causa della crescente carenza di posti esterni di accoglienza, spesso entrano in carcere dopo una vita di strada durante la quale hanno sviluppato serie dipendenze da sostanze. Negli IPM (Istituto Penale per i Minorenni), questa emergenza, da alcuni anni, viene “risolta” con un utilizzo spropositato di psicofarmaci. In generale, il consumo di psicofarmaci, anche tra i non minori, è estremamente alto. La realtà è che la cura delle persone detenute con disagio psichico in carcere risulta quasi impossibile. L‘uso di psicofarmaci, però, non basta a garantire la serena convivenza tra i pazienti psichiatrici ed il resto della popolazione detenuta, motivo per cui si ricorre sempre di più a “isolamenti informali” in spazi inadeguati.
Il tasso di suicidi in carcere emerge particolarmente, mostrandosi 22 volte superiore rispetto a quello della società esterna, segnando 82 suicidi solo nel 2025 su 62.842 persone detenute. Tra queste, 46 (il 61%) erano state precedentemente coinvolte in altri eventi critici quali atti di autolesionismo, manifestazioni di protesta, sciopero della fame e aggressioni. È emerso che almeno 16 dei detenuti che si sono tolti la vita soffrissero di problemi psichici conclamati e almeno 8 avessero problemi legati alla dipendenza da sostanze. Questo perché le persone recluse presentano spesso condizioni di particolare fragilità sotto il profilo sanitario, psicologico, sociale ed economico, che le espongono maggiormente a situazioni di vulnerabilità. La detenzione costituisce inoltre un fattore fortemente destabilizzante: la privazione della libertà personale, la lontananza dagli affetti, la rottura dei legami quotidiani…
Patologizzare e psichiatrizzare le persone detenute che mettono in atto comportamenti autolesivi rischia di mettere da parte una delle possibili cause principali, ossia il contesto carcerario. Il taglio, la bruciatura e l’ingestione di pile sono il risultato di azioni legate a un elevato valore simbolico che riproducono significati profondi legati ai “dolori della carcerazione”.
Per riflettere!
Tutto questo ci porta a chiederci: quanto la società influisce sul nostro comportamento? Quanto noi, invece, siamo costretti a cambiare per adattarci all’ambiente in cui viviamo e per sopravvivere? Ma soprattutto… cattivi si nasce o si diventa?
“La linea di demarcazione tra bene e male è permeabile e quasi chiunque può essere indotto ad attraversarla se pressato da forze situazionali.”
(Zimbardo Philip, 2008 L’effetto Lucifero)
