Roma, Torino, Bologna e non solo. Il concetto di cohousing indica il poter dividere le spese e le cure di una casa ed è estremamente potente, sotto molteplici aspetti: figuriamoci se accade tra persone di età nettamente diversa. È qui che nasce il concetto di cohousing intergenerazionale dove ragazzi universitari ed anziani che vivono soli vengono avvicinati e, condividendo le spese oppure aiutando con le utenze e le pulizie, si ritrovano a vivere insieme traendo vantaggio uno dalla presenza dell’altro.
Il tutto si pone come una sorta di empowerment comunitario: acquisendo maggiore consapevolezza e controllo sulla propria persona e sul territorio in cui si vive, si finisce per stare meglio al netto delle proprie possibilità, all’interno di una comunità o gruppo.
Questo progetto di cohousing intergenerazionale nasce da uno dei punti della Riforma di non autosufficienza (il decreto legislativo n.33/2023), per poi svilupparsi nel decreto legislativo n.29/2024. A fine 2025 sono state presentate, facenti parte dello stesso decreto, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali le Linee Guida in materia di Senior Cohousing e Cohousing Intergenerazionale. Ufficiosamente sono state contate, attualmente, ventisei esperienze di questo tipo di progetto: se a Milano c’era già stato il progetto precursore Prendi in casa, presentato dall’associazione Meglio Milano e poi ufficializzato nel 2023 con un vero e proprio piano d’azione, a Trento c’è Vivo.Con creata dall’associazione Ama Mutuo Aiuto; a Roma il progetto Insieme Siamo Migliori si struttura attraverso una piattaforma dedicata in italiano e in inglese, su iniziativa dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Infine, a Venezia, c’è la proposta Abitare le Generazioni: giovani, anziani, territorio, casa, nata da pochissimo.
Altra menzione speciale merita Il Giardino dei Folli a Bologna, villaggio solidale progettato con la partecipazione attiva dei residenti.
Ma non finisce qui, considerando che le attuali esperienze sono più di una ventina e sopra sono state elencate quelle, diciamo, più conosciute a livello di territorialità del Bel Paese in cui viviamo. A Roma, ad esempio, il progetto della seconda Università romana si inserisce nel quadro delle politiche sociali di Roma Capitale, per collimare ed unire ospitalità, compagnia e voglia di sentirsi utili per l’altro. Da parte dell’Università di Tor Vergata e per gli abbinamenti dati dalla piattaforma utilizzata, si riscontra anche la presenza di una psicologa e di persone volontarie dell’Ateneo, nel massimo rispetto della privacy di chi è coinvolto.
Questa bella prospettiva di unione tra anziani e ragazzi (specialmente fuorisede!) sarà sempre di più un punto a favore per la socialità e per il senso di comunità che ne deriva, fino a non rendersi più conto della differenza di età tra i coinquilini ma considerandoli solo tali, condividendo esperienze e modi di pensare: un modus operandi molto attivo anche contro i dati sulla salute mentale e gli accessi ai servizi stessi che continuano a ripetere come le due fasce d’età più interessate a questo siano gli proprio anziani e gli adolescenti/giovani adulti.
Per approfondimenti:
Vita. Apparecchiare la tavola per due:
Linee guida in materia di Senior Cohousing e Cohousing intergenerazionale
