Fondazione Vecchioni. Un passo in avanti verso la consapevolezza sulle difficoltà mentali

Fondazione Vecchioni. Un passo in avanti verso la consapevolezza sulle difficoltà mentali

                                                                                           “La Fondazione trasforma il

dolore in impegno condiviso”.

                            

A più di due anni dalla morte del figlio Arrigo, Roberto Vecchioni e la moglie hanno deciso di dedicare alla sua memoria una Fondazione nata per combattere lo stigma nei confronti della malattia mentale e essere di supporto a quelle famiglie troppo spesso lasciate in solitudine.

Innanzitutto lo abbiamo fatto per toglierci questo dolore che da due anni abbiamo addosso”, svela Vecchioni in un’intervista al TGR.

Anche se è un dolore che non va via, il dolore rimane come quel momento, come quella notte; rimane nel cuore quella notte che non passerà mai, continua Vecchioni, con un filo di voce martellato da una ferita pungente, troppo profonda, ma abitato da alternative. Perché sì, lo è, è verissimo, un grande uomo di cultura che noi tutti siamo abituati a intercettare in questa giungla di incomunicabilità e di dissolvenza di informazione, noi vediamo ancora quel professore in grado di animare corpo e mente di ogni studente anche a distanza, dietro schermi di tv ormai opacizzati, sporcati da sguardi abituati a guardare illusioni, fake news e falsi miti.

Perché è un uomo che ama, sì, lo dice senza troppi giri di parole, un uomo che cerca un argine sul quale prova a salvarsi.

Scoprire che esiste un baratro tra il figlio e il mondo, non deve essere facile, e probabilmente tra lui, figlio, e se stesso, padre, deve esserlo ancora peggio. Cosa si fa davanti a qualcuno che ha paura del mondo? Paura della vita e delle ‘cose intorno’ come Vecchioni poeticamente le definisce?

Quando un peso esistenziale ti dimora dentro senza il quale non sai più cosa fare, non sai più chi sei, non è facile continuare. Ma nessuno lo vede o lo vuole accettare. Non lo accettano le istituzioni, non lo accetta la società, non lo accetta l’altro, non lo accetta la famiglia. Ma noi abbiamo l’impegno di provare ad ascoltarlo. Quell’urlo muto.

E in questo ci sentiamo profondamente vicini alla vision della Fondazione e alle parole di Vecchioni. Noi che viviamo permeati di storie personali e non solo che raccontano spesso di un dolore inascoltato e troppo spesso invece diagnosticato e stigmatizzato.

Proprio perché lui è uomo di cultura, l’obiettivo della Fondazione è quello di lavorare attraverso la cultura. Parlare, essere sul campo, attraverso la musica, l’arte, essere con le famiglie. Lavorare per contrastare anche il fenomeno del suicidio, seconda causa di mortalità tra i giovani secondo l’Istituto Superiore di Sanità.

Cambiare il rapporto con la salute mentale. Questa la mission. In cui anche noi come redazione crediamo. Fortemente. Per denunciare un sistema ancora inadeguato, sostiene Roberto Vecchioni nell’intervista a In altre Parole, da Gramellini. Per denunciare un fenomeno di esclusione e emarginazione ancora dilagante che necessita di un incontro e trasformazione forse solo grazie a quella Cultura cui menzionava Vecchioni.

La Fondazione Vecchioni, è stata presentata il 20 gennaio 2026 a Palazzo Marino, nella città di Milano. Il sito ufficiale della fondazione è www.fondazionevecchioni.it.

Fondazione, lo ricordiamo, creata insieme alla moglie Daria Colombo (Presidente), alla figlia Francesca e ad altri famigliari. In memoria di Arrigo, morto dopo aver lottato per diciassette anni contro un disturbo mentale. È questo che non va dimenticato. È questo che va gridato, ossia che c’è troppa gente che ancora oggi lotta in silenzio contro una malattia mentale e non sa a chi chiedere aiuto.

Un ragazzo su sette in Italia soffre di problemi mentali riporta l’Organizzazione Mondiale di Sanità.

L’altro concetto che ci lega alla nascita di questa Fondazione, è la parola rete, che come ci insegnerebbe il grande prof. Vecchioni, deriva dal latino  rēte, intreccio di fili di materiale vario, incrociati e annodati tra loro regolarmente in modo che restino degli spazî liberi, detti maglie (Treccani), intrecci, spazi e maglie che noi crediamo possano creare quel sistema di salute mentale (tessuto) in cui crediamo, ma fatto di legami vero, tra le persone.

 

Comunicato stampa