La salute mentale è uno di quegli argomenti che tutti toccano, di cui tutti possono parlare, ma che pochi sentono davvero come propri. Non perché sia lontana, ma perché è stata a lungo raccontata come qualcosa che riguarda “gli altri”: chi sta male, chi è fragile, chi è fuori norma. Questo ha generato pregiudizi profondi, spesso silenziosi, che rendono la salute mentale un territorio evitato, scomodo, a volte persino temuto.
Viviamo in una cultura che premia il controllo, la produttività, la forza. In questo contesto, parlare di disagio psicologico viene quasi percepito come una rottura: qualcosa che mette in discussione l’idea di normalità. È più facile etichettare che ascoltare, più rassicurante tenere a distanza ciò che non comprendiamo fino in fondo. Così nascono i pregiudizi: l’idea che la sofferenza mentale sia una colpa, una debolezza, o una realtà che non ci riguarda direttamente.
Parlare di salute mentale significa quindi avvicinarsi a ciò che ci somiglia più di quanto siamo disposti ad ammettere. Significa attraversare le zone grigie, fare spazio a domande reputate scomode, riconoscere che la fragilità non è un’eccezione, ma una condizione umana. D’altronde, come cita una frase attribuita a Franco Basaglia, “Da vicino nessuno è normale”, perché la “normalità” è un concetto relativo e ogni individuo, osservato attentamente, rivela una miriade di complessità e sfumature.
“NoLabel” nasce da qui: dal desiderio di togliere etichette, creare connessioni e raccontare la salute mentale non come un tema “diverso”, ma come una parte viva, concreta e quotidiana delle nostre esistenze.
Presto le prime puntate.
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