Scuola e psicologia. La Regione Lazio istituisce il servizio di psicologia scolastica.

Scuola e psicologia. La Regione Lazio istituisce il servizio di psicologia scolastica.

Nella seduta del 28 gennaio 2026 il Consiglio della Regione Lazio ha approvato la proposta di legge per la istituzione del Servizio di psicologia scolastica.

Quella che è diventata legge, dopo due anni di percorso e con il sostegno di maggioranza e minoranza consiliare, assume la finalità di sostenere lo sviluppo e la formazione della personalità degli studenti e delle studentesse, supportare le istituzioni scolastiche e le famiglie, prevenire e contrastare i fenomeni di abbandono e di dispersione scolastica, di bullismo e di disagio giovanile.

Gli obiettivi definiti per il servizio sono così descritti:

  1. contribuire al miglioramento della qualità della vita scolastica;
  2. consolidare e accrescere la qualità dei percorsi formativi scolastici, sia nella dimensione dell’istruzione sia in quella educativa;
  3. supportare le istituzioni scolastiche e le famiglie nello svolgimento delle loro funzioni educative;
  4. contribuire a migliorare la programmazione delle attività formative rivolte alle diverse aree del sistema scolastico regionale;
  5. promuovere il benessere psicofisico e l’apprendimento di studenti e studentesse, in collaborazione con il dirigente scolastico e gli insegnanti;
  6. monitorare il clima organizzativo del contesto scolastico.

Nella previsione delle attività del servizio vi sono ovviamente quelle a supporto degli studenti – dagli sportelli di ascolti al contrasto al bullismo – ma anche quelle rivolte al personale scolastico a partire da quello docente, il sostegno alle famiglie e tutte quelle attività trasversali che possano favorire il raccordo tra le componenti scolastiche. Si tratta quindi di attività sia individuali che collettive, che fanno espresso riferimento al ricorso ai servizi territoriali specialistici quando emergano situazioni che richiedono interventi di cura.

L’impostazione appare interessante: non si tratta quindi di installare uno studio per lo psicologo all’interno dell’edificio scolastico, ma di attivare un servizio che va a sostenere l’istituzione nel suo complesso, favorendo le relazioni tra persone e funzioni, fra la scuola ed i suoi utenti finali o intermedi, e fra la stessa e gli altri servizi territoriali a partire da quelli sociali e sanitari.

La legge definisce le modalità organizzative del servizio, attraverso l’attivazione di rapporti convenzionali con professionisti iscritti all’Ordine degli Psicologi, rimandando ad un successivo regolamento che si occuperà, tra l’altro, di definire modelli e schemi di convenzionamento degli psicologi e le modalità di accesso ai contributi regionali da parte delle scuole.

Qui c’è, come spesso avviene in Italia, l’elemento di debolezza della norma: il servizio infatti non è finanziato per intero per ogni istituto scolastico. Si definisce invece un tetto di spesa che può essere erogato alle scuole che ne fanno richiesta a titolo di contributo, non escludendo che la singola scuola possa integrare quanto concesso.

A fronte dell’ampiezza degli obiettivi e delle attività previste per il servizio, la disponibilità finanziaria, definita in 800mila euro per il primo anno, è sicuramente limitante. Se il servizio fosse riservato alle sole scuole secondarie di II grado, queste, secondo i dati ufficiali dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, sono 725. Considerando il costo mensile di uno psicologo, calcolato sulla base del contratto delle cooperative sociali, ciò significa che per ogni scuola sarebbe disponibile l’equivalente di 2 settimane full time.

Il servizio sicuramente serve, è assolutamente interessante la sua articolazione a sostegno dell’istituzione scolastica: ma la copertura finanziaria andrà assolutamente rivalutata nei prossimi anni per consentire di mantenere tutti gli obiettivi operativi previsti.