I giovani e i legami interpersonali. Perché la regolazione degli affetti è così importante

I giovani e i legami interpersonali. Perché la regolazione degli affetti è così importante

Si può riscrivere la propria vita?

Ognuno noi nasce e cresce con un bagaglio emotivo ed affettivo che ereditiamo dal sistema famiglia da cui proveniamo. A. Lowen sottolinea come l’individuo non è solo una mente, ma è il suo corpo (Bioenergetica, Feltrinelli, 2013); corpo che conserva la storia emotiva di tutte le esperienze vissute, a partire da quelle dell’infanzia all’interno del contesto familiare.

Questo per dire che nessuno cresce in circostanze ideali, sottolinea Van Der Kolk (Il corpo accusa il colpo, Raffaello Cortina, 2015), ammesso di sapere poi cosa sia una circostanza ideale, ma sappiamo che per diventare adulti adeguati e sicuri di sé, servirebbe moltissimo crescere con genitori stabili e prevedibili, con genitori che si divertono con i propri figli, che condividono le loro scoperte e le loro esplorazioni; genitori che sostengono gli slanci dei figli aiutandoli a regolarsi. Parola importante: regolarsi.

Come ci ricorda benissimo il filosofo Umberto Galimberti, i figli non sono prolungamenti dei genitori.

Carenze in questa funzione auto-regolativa possono mostrare i propri effetti anni dopo, continua Van Der Kolk. Un bambino ignorato o ripetutamente umiliato può finire per rispettare poco se stesso; i bambini che non hanno avuto la possibilità di affermare se stessi probabilmente avranno difficoltà a farsi valere da adulti.

Quando si forma la capacità di autoregolazione?

L’emisfero destro ha un ruolo fondamentale nel processare le esperienze precoci relazionali ed emotive (Allan N. Schore, La regolazione degli affetti e e la riparazione del sé, Astrolabio, 2008).

Le primissime interazioni madre-bambino fin dalla nascita, sono caratterizzate da micro esperienze veicolate dallo sguardo, dalla voce, dai gesti, dal contatto, micro esperienze che pongono le basi e generano una sincronizzazione reciproca emotiva. Tutto ciò che accade nei primi mille giorni di vita del bambino in assenza dello sviluppo del linguaggio e dell’emisfero sinistro deputato al verbale, diventa precursore di ciò che Schore chiama la regolazione emotiva. È l’emisfero destro che propriamente processa tutte queste esperienze emotive e relazionali precocissime, e l’organizzazione del cervello si sviluppa all’interno della relazione. Il modo in cui la mamma tiene in braccio il bimbo, il modo con cui poggia lo sguardo su di lui, e ancora la voce tutti questi segnali emotivi impliciti, non appartenenti al regno del verbale, ma più ad una melodia che attraversano madre e bimbo, modellano la capacità futura di autoregolazione affettiva del bimbo.

La comunicazione cervello destro-cervello destro costituisce dunque un canale, l’autostrada diretta dello scambio emotivo tra madre e bambino, e dà forma all’impalcatura della modulazione delle emozioni.

Questo è importante perché Allan Schore, con la teoria della regolazione degli affetti, integra teoria dell’attaccamento e neuroscienze, evidenziando come la personalità e la capacità di regolare le emozioni dipendono dalla qualità delle prime relazioni quindi dagli scambi emotivi madre bambino, quindi dall’attaccamento.

Cosa accade quando vi è mancanza di sintonizzazione affettiva?

Una buona responsività ai bisogni del bimbo crea le basi per un attaccamento sicuro e favorisce appunto lo sviluppo e la maturazione di quei circuiti neuronali deputati alla regolazione delle emozioni dell’emisfero destro, costruendo i primi mattoncini per un sano sviluppo del sé. Quando invece la sintonizzazione emotiva è disturbata fortemente da situazioni non riparate, esperienze invasive di abusi o traumi, la relazione di attaccamento potrebbe prefigurarsi come insicura, modificando i naturali processi di maturazione cerebrale dei meccanismi regolatori e andando a incidere sul senso del sé. In questi casi il bambino incorpora letteralmente una melodia disorganizzante priva di strumenti regolatori dello stress, lasciandolo o oscillando da una condizione di ipo-arousal, a iper-arousal. Situazioni di predisposizione a dissociazione (tipica della posizione ipo-arousal) e esperienze prolungate di iper-arousal come ansia e panico, diventerebbero il terreno fertile per lo sviluppo di disturbi psichiatrici e/o disagi psicologici.

Esiti fallimentari di sintonizzazione emotiva nelle primissime esperienze precoci di vita del bambino predispongono dunque secondo Schore a future psicopatologie (Allan N. Schore, ibidem).

Come ricucire la fiducia nell’autoregolazione emotiva?

Il sé dunque secondo Schore è una proprietà emergente della relazione di attaccamento. Il cervello del neonato non è un’unità autosufficiente ma viene definito un “sistema aperto” che richiede la sintonizzazione e partecipazione dell’adulto che si prende cura di lui per un sano sviluppo e per organizzarsi. Attraverso una buona sintonizzazione affettiva, l’adulto intuisce gli stati di iper eccitazione del bambino e aiuta a regolarli, attraverso la capacità propria di autoregolazione aiuta a mantenerli entro un certo livello ottimale, formando la base per l’emergente capacità del bambino di autoregolazione e resilienza emotiva.

Il cervello destro è dunque il luogo della conoscenza relazionale implicita.

Quando c’è sintonizzazione invalidante o incoerente viene compromessa la capacità di autoregolazione che passa dalla capacità di co-regolazione dell’adulto. L’emisfero destro da adulti sarà la sede dell’inconscio emozionale o relazionale custode dei ricordi e delle aspettative implicite non verbali su se stessi e sugli agli codificate nei primi anni di vita, la capacità di risonanza affettiva è il fondamento dell’empatia ma soprattutto dice Schore, sta alla base della nostra personale capacità di formare e mantenere connessioni emotiva con gli altri.

La relazione terapeutica ha le potenzialità per offrire dunque secondo Schore quell’ambiente che promuove la crescita simile al legame di attaccamento precoce. Come? Fornendo un contesto dove fare esperienza di co-regolazione e di trasformazione degli stati affettivi. Offrire un contesto relazionale dove poter fare esperienza di sintonizzazione, co-regolazione aiuta a riprogrammare quei modelli disadattivi di auto-regolazione.

Gli studi rivelano come la prospettiva della regolazione affettiva sia trasversale in realtà alle molte forme e approcci diversi di terapia, proprio perché è la relazione terapeutica stessa ad essere il fattore curativo più importante in psicoterapia, aldilà dell’approccio teorico.

Che importanza ha questo approccio per i giovani?

In un’epoca in cui come riporta Stefania Andreoli la famiglia narcisista prevede, crea già una narrazione per i propri figli, secondo cui tutto deve andar bene, dove tutto si risolve là dentro, dove non c’è spazio né per le ribellioni, né per il fallimento come dice Massimo Recalcati, allora va da sé che l’iperinvestimento e l’iperprotezione non concorrono propriamente da facilitatori a quella regolazione delle emozioni che richiede l’attraversare tutte le emozioni, soprattutto quelle di tristezza e paura.

Massimo Recalcati psicoanalista e saggista italiano, dice che la parola più difficile della genitorialità è la parola “vai”, che è sinonimo di lasciar andare. Quando il bimbo è piccolo si angoscia quando il genitore si allontana, l’adolescente invece si angoscia per la sua presenza o meglio eccessiva presenza. Solo se un genitore non ha progetti sul proprio figlio allora può davvero essere libero di andare, ed essere chi é e non ciò che già il genitore ha deciso che sarà. “Non c’è incubo peggiore di trovarsi nel sogno di una altro” (Deleuze).

In quella regolazione degli affetti che già si instaura fin dalle precoci fasi di vita, c’è tanto della capacità di avere un senso del limite e di porre i giusti confini.

Perché se è vero che da bambini per ottenere quella buona sintonizzazione affettiva tra caregiver-bambino  è imprescindibile per lo sviluppo affettivo, da adulti o meglio da genitore, sarà importante anche innescare la dimensione generativa del desiderio come la definisce Recalcati (La luce e l’onda, Einaudi, 2026).

Viviamo in una società di consumismo immediato in cui il bimbo apprende che può avere tutto e subito; ma questo non è sintonizzazione affettiva, ha un effetto controproducente poiché il desiderio viene eclissato dalla risposta immediata del genitore ai bisogni. La regolazione degli affetti dunque passa necessariamente anche dal NO. Se il genitore custodisce una sufficiente autoregolazione di sé, saprà calibrare la propria autorevolezza e usare il “no” con amore, insegnando però che “non puoi tutto” e “non puoi tutto subito”, a fare tesoro della frustrazione del no e del senso del fallimento, rafforzando la capacità di credere nei propri sogni in modo realistico.

In fondo non è forse la regola che  governa oggi le nostre vite? Che ci vuole sempre più performanti, in tempi sempre più brevi?

Questo perché si è più inclini all’ansia di proteggerli dal fallimento piuttosto che predisporli a sopportare il conflitto.

Questa osservazione è molto importante e la dice lunga rispetto a dove stiamo andando, al perché poi la strategia di essere iper presenti per i figli in realtà non porti da nessuna parte. È importante dunque dice Recalcati che i genitori si riapproprino della funzione educativa, di quella funzione autoregolativa che in fondo ha a che fare con la modulazione delle emozioni.