Come si interpreta un’opera d’arte? Gabriele Marciano ci ha provato e ci è riuscito, elaborando uno dei capisaldi della musica mondiale: The Wall dei Pink Floyd.
Afferma che “interpretare un’opera d’arte è sempre un rischio”. Si può dire che una canzone per funzionare debba toccare le emozioni e smuovere qualcosa dentro di noi, ma non è sicuramente solo questo. Una lettura superficiale di un brano potrebbe precludere la sua comprensione. Allo stesso tempo si può rischiare di cadere nell’estrema razionalizzazione: anche per questo alcuni studiosi contemporanei sono ostili all’interpretazione. Ma è più importante l’estetica o il messaggio? Come per la maggior parte delle cose, “la virtù sta nel mezzo” e sono giuste entrambe le modalità, purché una non escluda l’altra. È proprio questo l’approccio di Gabriele Marciano nell’analizzare l’album The Wall dei Pink Floyd.
Il libro Writings on the Wall è sicuramente complesso e ricco di approfondimenti basati su studi musicali ma anche di storia dell’arte, filosofia, psicologia… tutti quegli elementi che hanno supportato la scrittura di un testo capace di ripercorrere la storia dell’album da diversi punti di vista.
Dalla simbologia del muro al percorso della band, fino al significato della musica, Marciano ripercorre la storia del personaggio di Pink, protagonista dell’opera e ci permette di leggere la sua schizofrenia come una difesa psichica nei confronti di una precisa condizione esistenziale. Quella di Pink non è una malattia incurabile e incomprensibile ma un tentativo disperato e disfunzionale di salvare la propria identità di persona.
L’autore si è immerso nei temi del libro partendo dall’inizio: la sua ispirazione per scriverlo. Il fratello di Marciano aveva comprato l’album The Wall dei Pink Floyd e l’autore, pressoché adolescente, è finito per ascoltarlo a ripetizione perché si rispecchiava nei contenuti espressi dai testi stessi.
Nel libro si attraversa l’album seguendo il percorso interiore di Pink: la sua infanzia, il suo progressivo isolamento, la costruzione del muro e infine il suo crollo. Pink diventa quindi individuo, simbolo e voce narrativa dell’intera opera. Archetipo e personaggio psicologico al tempo stesso. Come nasce però questo personaggio all’interno del progetto della band? Tutto nasce dalla domanda dei produttori discografici “ma chi è Pink?”: la band, in risposta all’insinuazione che Pink fosse uno di loro, ha spiegato come in realtà sia un personaggio fittizio, sottolineando il fatto che sia una sintesi delle esperienze che accomunano sia Roger Waters che Syd Barrett, e non solo.
I mattoni del muro della copertina dell’album rappresentano le esperienze negative di Pink. Emerge il conflitto tra il desiderio di proteggersi attraverso questo muro e la necessità di distruggerlo per superare il distacco emotivo e sociale. Qual è per Pink e per ognuno di noi la linea di confine tra il muro come ostacolo e muro come protezione? Questo è il punto cruciale del libro e Marciano ci dice: pensate al muro. E’ tutto muro, la copertina dell’album del Pink Floyd è tutto muro. Non c’è una cornice è come se quel disegno volesse uscire dalla copertina. I Pink Floyd lo fanno. In Another Brick in the Wall, Pink dice “Tutti voi siete mattoni nel muro”, dove i mattoni rappresentano le esperienze negative ma sono anche il suo corpo. La persona che crea una barriera difensiva diventa solo difesa e proietta fuori di sé ogni contenuto, diventa anaffettiva, anestetizza ogni contenuto e uccide tutta quella parte propriamente umana e la proietta fuori, per cui l’esterno diventa persecutorio e rimane solo una struttura vuota. “La fortezza vuota”, cioè diventa solo muro. Per cui alla fine del disco il muro esplode suggerendo che questa rigidità è il contraltare di questa angoscia di frammentazione.
Quando il muro è prigione e quando difesa? E’ dunque entrambe le cose.
La schizofrenia di Pink, come già detto, non è una malattia incurabile e incomprensibile ma un tentativo di salvare la propria identità di persona. Emblematica la canzone “Comfortably Numb”: un medico viene chiamato perché Pink non sta bene e deve salire sul palco. La cura che gli somministra serve dunque solo a placare momentaneamente i sintomi e non a guarirlo, serve a renderlo “funzionante”. Quanto questo approccio è stato usato nella psichiatria e quanto lo è ancora oggi? Oggi siamo più fortunati di prima anche grazie a tutta la rivoluzione basagliana che oggi permette un lavoro territoriale che cerca di fare rete e combattere stigma e pregiudizio. Di certo riporta Marciano, la società e l’industria discografica a cui ci si riferiva, chiedevano di essere performanti. Ad oggi, di certo, gli incontri di rete e comunità, come quello qui al centro diurno di Villa Lais, rappresentano un diverso modo di fare psichiatria.
La schizofrenia di Pink è rappresentata bene dalla frammentazione e stratificazione dei mattoni di quel muro che lui stesso costruisce. Tra i brani più emblematici di The Wall, secondo Marciano, vi è The Trial.
L’originalità del messaggio dell’album sta nell’individuare l’intima connessione circolare tra il disegno oppressivo e la risposta individuale. Ma è il rapporto bilanciato tra musica e testo, emozione e razionalità, a rendere quest’album una pietra miliare della storia della musica. The Wall è un album così originale soprattutto per i suoi suoni e testi riconoscibili, oltre alla freddezza a cui rimanda il connubio tra testi e musica. Ed è possibile proprio per questo riconoscerlo immediatamente.
In chiusura Gabriele Marciano e il chitarrista della band Fluido Rosa Maurizio Perfetto, hanno chiuso in bellezza l’evento suonando due dei brani più iconici: Wish You Were Here e Mother.
Si ringraziano l’autore Gabriele Marciano e il chitarrista Maurizio Perfetto, grazie al dottor Claudio Rosini che ha moderato l’incontro e ricordato quanto momenti come questi appartengano alla cura, grazie alla dottoressa Teresa Mastroianni che ci ha ospitato nella splendida location di Villa Lais e ribadito quanto sia importante la mescolanza e l’incontro dei vari tipi di linguaggio, grazie alle tante persone che hanno partecipato.
Per la versione integrale dell’incontro guarda qui.
