BRAWO: uno studio europeo che integra i diversi ambiti a contrasto del disagio post partum

BRAWO: uno studio europeo che integra i diversi ambiti a contrasto del disagio post partum

“Hai voluto la bicicletta?

Ora pedala.

Lo abbiamo fatto tutte, lo farai anche tu.”

Spesso sulle mamme piovono commenti e frasi del genere, frasi che non incontrano davvero l’essenza dell’essere mamma, la complessità dell’essere mamma; frasi che si traducono in uno stereotipo di genere che continua a influenzare e condizionare la genitorialità. Frasi che giudicano e basta.

Parliamo di una complessità, quella di diventare madri, che non accetta di uniformarsi all’idea piuttosto condivisa e socialmente accettata, che ciò coincida con tutta una serie di doveri impliciti: dover sostenere tutto e in silenzio, fare quello che si fa, quindi occuparsi della cura del bimbo (e non più della propria) con privazione di sonno e stress prolungato come se fosse una passeggiata, credere che lo sbalzo continuo ormonale sia normale quindi una condizione da accettare passivamente, fare tutto da sé, e soprattutto, l’impossibilità di provare emozioni contrastanti di disagio e frustrazione nei confronti della maternità stessa. La maternità non è un’immagine edulcorata ideale cui aderire che film, società e pubblicità però costantemente ripropongono, o hanno sempre riprodotto, salvo le dovute eccezioni, per fortuna.

Il concetto di maternità nella prospettiva di Massimo Recalcati, in particolare nel suo libro Le mani della madre, è descritto come una complessa esperienza umana, psicologica e relazionale, lontana da visioni romantiche o puramente biologiche. La maternità non è riducibile al “genere” o alla capacità biologica di procreare.

La gravidanza e la maternità costituiscono un periodo di grandi cambiamenti per la donna e per la coppia, e sono complessi e disparati i vissuti e le emozioni che si accompagnano a questo periodo di cambiamento.

“Sto per diventare madre, che gioia ma che fatica e anche che paura!”

“Sarò una buona madre? Sarò in grado? Saprò riconoscere i bisogni del mio bambino? E se non ce la faccio?”

“Potrò riprendere il mio lavoro e la mia vita anche quando nascerà mio figlio?”

Questi sono alcuni degli interrogativi che abitano i corpi delle neo mamme, e che solitamente si crede che riguardino esclusivamente loro e basta. Non è così. Oggi forse siamo più disposti a parlarne, a dare voce e sostegno a tutti quei cambiamenti psicologici e alla vulnerabilità che l’esperienza della maternità comporta.

Se oggi esiste davvero un’attenzione maggiore alla diade madre – bambino, dalla gestazione ai primi mesi di vita, se esistono oggi studi e monitoraggi che accolgono una maggiore domanda, forse è perché probabilmente siamo davvero pronti a una maggiore apertura del bisogno autentico delle neo mamme. Senza censura. Sì è più disposte ad accettare di non aderire ad un ideale di maternità, erronea tra l’altro. C’è tanta omertà anche dietro questo ruolo, ma pochi o poche lo vogliono ammettere, ammettere di aderire a quell’immagine di sé e anche di mamma che ci si aspetta, che la società si aspetta, che l’Altro si aspetta. Invece noi siamo qui per puntare a sfatare il mito di super mamma.

Il concetto stesso di maternità è profondamente cambiato se facciamo un confronto tra qualche decennio fa e oggi. Se prima intorno alla neomamma vi era una sorta di rete comunitaria, costituita da familiari e non, oggi le donne che diventano madri, verosimilmente si ritrovano perlopiù sole, dovendo altresì scegliere se abbandonare il proprio lavoro.

Negli ultimi tempi, sempre più donne si sono fatte avanti per smantellare l’idea che da sempre si ha della maternità, caratterizzata da donne sempre forti e che non si lamentano mai.

Eclatante è il grido di un’esponente del Movimento Cinque Stelle, donna, “le mamme non vanno lasciate sole, così come le famiglie”, con l’obiettivo di scuotere coscienze, false credenze, in cui si condanna la stigmatizzazione e il giudizio derivante da gesti estremi nell’ambito del purperio e della cura del neonato. Afferma, inoltre, che servirebbero servizi di salute mentale ben strutturati perché “non si può parlare di sicurezza senza parlare di fragilità” e “il dolore andrebbe fatto proprio, non denigrato”.

Qui riportiamo un esempio di iniziativa, sotto forma di studio, che vuole concentrarsi non più solo sul bambino ma anche sulla mamma, come una diade in comunicazione. Questo è fondamentale per avere una maggiore consapevolezza riguardo la salute mentale di chi porta avanti la gravidanza e non soltanto sulla persona che nascerà.

Lo studio europeo BRAWO, in un continuum di lavoro tra Italia, Spagna e Germania, ha come obiettivo lo studio delle associazioni tra vari ambiti come il cervello, il sistema immunitario e quello endocrino tra madre e feto stesso.

Quali sono gli obiettivi di questo progetto? È presto detto. Attraverso queste ricerche si vuole scoprire in che misura e modalità la depressione in gravidanza infici la crescita del proprio figlio e quali siano i biomarcatori adatti per prendere in tempo le situazioni in grado di creare disagio. Lo studio prenderà in carico seicento donne in gravidanza, seguendole dalla gestazione ai sei mesi post partum, attraverso la guida del dottor Paolo Brambilla, docente di Psichiatria del dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti della Statale di Milano. Il tutto sarà reso possibile anche dalla collaborazione con i reparti di Neonatologia, Neuroradiologia, con il laboratorio di Scienze Omiche (discipline biologiche moderne che studiano struttura e dinamiche di un organismo) e il reparto di Ginecologia-Ostetricia. La Transcrittomica, ovvero lo studio degli RNA messaggeri per vedere quali geni sono attivi, e la Proteomica (studio delle proteine, intesa come manifestazione funzionale dei geni) sono alla base delle Scienze Omiche considerate dallo studio.

Il progetto considererà le donne partecipanti con un’età compresa tra diciotto e quarantacinque anni, oltre che con gravidanza singola, che partoriranno nel Policlinico milanese: queste ultime non dovranno soffrire di malattie neurologiche, autoimmuni o genetiche per partecipare allo studio.

Le tecnologie che saranno utilizzate saranno le seguenti:

  • Valutazioni cliniche e psicologiche ripetute durante la gravidanza e nel post partum
  • Ecografie fetali di routine
  • Risonanze magnetiche fetali, materne e neonatali (non invasive e sicure)
  • Registrazioni EEG, ECG e PPG per valutare l’attività cerebrale e autonomica
  • Prelievi di sangue materno durante la gravidanza e cordone ombelicale alla nascita
  • Raccolta della placenta in un sottogruppo di mamme (solo in caso di parto cesareo programmato)
  • Valutazioni neuroevolutive del neonato alla nascita e a 6 mesi (HNNE, Bayley III)
  • Questionari sulla relazione madre – bambino, stress genitoriale e ambiente familiare

I risultati derivanti saranno analizzati con, in aggiunta, tecniche di neuroimaging e omiche (vedi sopra), oltre che bioinformatica e machine learning.

Per chi volesse partecipare, i contatti sono il nr. 02 5503 4642 e l’email brawo@policlinico.mi.it.

Il disturbo depressivo, nonostante ciò ed è bene ribadirlo, non riguarda solo le donne in stato di gravidanza ma anche quelle che si trovano nel periodo del purperio, quello immediatamente successivo. Da non confondere con il “baby blues” (sensazione di malinconia che va dai 3-4 giorni dopo il parto fino a 15 giorni dallo stesso), la depressione post partum è un vero e proprio disagio che colpisce fino al 10-15% delle donne interessate nel mondo occidentale. I sintomi depressivi sono gli stessi del disturbo depressivo maggiore, a detta del DSM-V e dell’ICD-11: cambiamenti nel sonno e nell’appetito, perdita di piacere e di interesse, agitazione, svalutazione della propria persona e pensieri estremamente negativi riguardo la propria esistenza. Si può esprimere una diagnosi di depressione post partum (DPP) se, entro le 4-6 settimane dal parto, si verifica l’esordio del disturbo depressivo maggiore: questi dati sono espressi dallo studio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) inerente la correlazione tra la depressione post partum e le donne che hanno partecipato a corsi pre-parto.

Un esempio di associazione di volontariato che si occupa da più di un decennio di depressione post partum è calabrese e si chiama MammacheMamme, a Cosenza. Fin dal 2012 si occupa di informazione e sostegno riguardo al tema stesso, come un aiuto di “donne per le donne” e credendo fortemente nella capacità creativa, oltre che resiliente, delle donne stesse.

Tra le principali attività dell’associazione troviamo:

  • Servizi per le donne e le mamme inerenti all’Assistenza Psicologica di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale in Gravidanza, durante il Parto e nel Postpartum
  • Gruppi terapeutici nel postpartum secondo il modello J. Milgrom
  • Consulenza e Sostegno di Psicoterapia Familiare
  • Sostegno alle famiglie per il Lutto Pre e Perinatale in collaborazione con l’associazione nazionale CiaoLapo.
  • Sostegno e promozione allattamento al seno

C’è anche la possibilità di usufruire di un servizio a noleggio denominato Genitorialità in Con-tatto, grazie al quale si possono imparare le tecniche del baby wearing (portare il neonato in fascia) nella fascioteca Coccole in Fasce, insieme alla partecipazione ad incontri divulgativi sui vantaggi della pratica e come sostegno al proprio percorso genitoriale.

Gli incontri sono di formazione sia per i genitori che per gli operatori sociosanitari, in tutti gli ambiti inerenti il purperio ma anche il prendersi cura del neonato a 360°. I contatti dell’associazione presenti sono la via della sede (Via G. De Rada 58/B 87012, Cosenza), i numeri di cellulare (3396658959/ 3409487685) e l’email per eventuali informazioni (info@mammachemamme.it). Se si desidera cercare l’associazione più vicina a sé in tutta Italia, la pagina di riferimento è questa.

Si sente spesso dire come le donne siano spesso lasciate sole e vi è un rispecchiamento di verità in tutto ciò: bisognerebbe fare maggiore attenzione ai segnali che queste ultime tentano di mostrare, come a dire “anche se non faccio troppo rumore, ho bisogno di te”.

Per approfondimenti:

Studio BRAWO

Studio dell’Istituto Superiore di Sanità

Depressione Post Partum

Ciao Lapo

Le fragilità di una neomamma al giorno d’oggi