L’OECD (in italiano OCSE, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) è un forum internazionale, un centro di elaborazione di dati, analisi e buone pratiche per le politiche pubbliche. I 38 paesi membri dell’OECD si estendono in tutto il mondo: dal Nord e Sud America all’Europa e all’Asia-Pacifico. Anche l’Unione Europea (oltre ad alcuni dei suoi paesi membri tra i quali l’Italia) partecipa dell’OECD.
Nel rapporto Mental Health Promotion and Prevention, pubblicato all’inizio del mese di Ottobre, l’affermazione chiave, da cui procedono poi raccomandazioni e indicazioni relative alle best practices, è che la cattiva salute mentale ha un grande impatto non solo sulla salute della popolazione, ma anche sulle più generali condizioni di benessere e sull’economia.
Approfittiamo innanzitutto dei quadri analitici del lavoro dell’OECD per vedere come si posiziona l’Italia all’interno del gruppo dei 28 paesi presi in esame.
- Miglior posizionamento per quanto riguarda l’incidenza di fenomeni depressivi, soprattutto quelli considerati come moderati o medi (i più diffusi) ed allineamento alla media generale per quanto riguarda quelli più gravi.
- Questa posizione è comune sia alla popolazione femminile che a quella maschile, anche se la forbice tra i due corrisponde alla media dei paesi.
- Anche per quanto riguarda il tasso di suicidi, l’Italia si posiziona nella fascia più bassa (7° posto) tanto per le donne quanto per gli uomini.
- Rispetto al lavoro, più bassa è anche la quota di persone con disagio mentale occupate (anche se la serie di dati proposta sembra parlare di una generale minor occupazione in Italia), in particolare nelle condizioni meno gravi; mentre è superiore alla media la quota di persone occupate con condizioni di disagio mentale più gravi (segno evidentemente che, seppure in misura insufficiente, i provvedimenti e le prassi per l’inserimento lavorativo sono almeno tanto efficaci quanto nel resto del mondo).
Il divario occupazionale dovuto alla cattiva salute mentale è evidente, con le persone che soffrono di grave disagio mentale che hanno tassi di occupazione inferiori di oltre 25 punti percentuali rispetto a coloro che non soffrono di tale condizione.
Si lega alla questione dell’occupazione uno dei risultati chiave dell’analisi. Le stime esistenti sui costi della cattiva salute mentale nel 2015 hanno superato il 4% del PIL per i paesi dell’UE . Tale stima va oltre i costi dei servizi di salute mentale e includono quelli per il trattamento delle comorbilità e dei tentativi di suicidio, nonché una spesa sociale considerevole, principalmente perle prestazioni di invalidità. Non compaiono in questa rassegna i costi relativi alle mancate giornate di lavoro che compaiono in altre analisi, aggravando ulteriormente il peso economico del malessere mentale.
Veniamo invece alle osservazioni che possiamo riferire al funzionamento dei sistemi di servizio. In un sottogruppo di 16 paesi che aderiscono all’OECD l’Italia si trova agli ultimi posti per quanto riguarda la facilità di trovare informazioni su come affrontare i problemi di salute mentale. Certo, gli autori avvertono sulla possibile difformità nella rilevazione dei dati; e non consola sapere che il paese che sta peggio da questo punto di vista è la Germania: tuttavia ci si chiede come mai si raggiunga un così scarso rating in un paese che ha un sistema sanitario comunque universale e con una diffusa articolazione sul territorio.
Misurato in termini complessivi, il supporto alle persone con problemi di salute mentale nei paesi OCSE rimane limitato. Sebbene esistano diverse misurazioni, queste tendono a concludere che circa due terzi delle persone nei paesi OCSE non ricevono il supporto di cui avrebbero bisogno, o che cercano. Chi presenta sintomi gravi ha una probabilità 2,4 volte maggiore di ricevere un trattamento rispetto a chi presenta sintomi lievi e solo un quinto di chi soffre di disturbo depressivo maggiore nei paesi ad alto reddito ha ricevuto cure adeguate.
Si stima che circa due terzi delle persone nei paesi OCSE e UE27 che necessitano di assistenza per la salute mentale non abbiano accesso al trattamento. Utilizzando diverse metodiche di misurazione resta comunque il dato disarmante che vede l’Italia significativamente al di sotto della media di copertura tra i paesi considerati.
Alcune indicazioni, benché note ai professionisti del settore, meritano sicuramente una maggiore attenzione politica e programmatoria.
- Circa il 75% dei disturbi mentali degli adulti esordisce durante l’adolescenza e questa insorgenza precoce aumenta il rischio di recidiva e di condizioni fisiche invalidanti in età adulta. A questo va aggiunto anche che l’impatto della cattiva salute mentale sui risultati scolastici e sulle transizioni dalla scuola al mercato del lavoro sono fattori determinanti per la partecipazione al lavoro in età adulta.
- I periodi di transizione e i punti di svolta del corso della vita, come la gravidanza e il postpartum, rendono le donne vulnerabili ai problemi di salute mentale.
- I disturbi mentali sono costantemente più diffusi tra gli individui con basso status socio-economico.
- Per i rifugiati, sia i fattori di stress pre-migrazione che quelli post-migrazione causano una cattiva salute mentale.
Va quindi sicuramente raccolta la raccomandazione dell’OECD ad aumentare la disponibilità di servizi di assistenza per la salute mentale per facilitare la gestione tempestiva della malattia mentale, non solo moltiplicando la capacità di offerta ma individuando delle priorità di azione. Viene valorizzata in tal senso la riforma belga, che prevede una rete di professionisti della salute mentale che si estende a vari contesti (come scuole, luoghi di lavoro e servizi sociali) per raggiungere un gruppo più ampio di individui che potrebbero non cercare assistenza autonomamente e per garantire l’integrazione dell’assistenza per la salute mentale con altri servizi. Occorre sicuramente ripensare il modello italiano basato sul medico (più che sulla medicina) di base, e verificare come le proposte di istituzione di un servizio di psicologia di base possa andare nel senso ritenuto auspicabile dall’OECD (link all’articolo sulla seconda bozza del PANSM). E, quanto meno, l’Italia si pone in quella minoranza di paesi (13 sui 37 considerati) in cui è possibile ottenere sostegno psicologico senza dover ricorrere a professionisti privati: la gratuità delle prestazioni è ritenuta infatti una discriminante nell’accesso ai servizi.
Diverse buone pratiche sono state individuate per il miglioramento dell’assistenza alle persone con problemi di salute mentale. Diciamo subito che non troviamo elencata nessuna esperienza o progetto nato in Italia; scoprirlo subito dopo il centenario della nascita di Basaglia ci suona come un campanello di allarme.
Rimandando al documento allegato per i dettagli delle diverse pratiche, ne forniamo qui un sommario a solo titolo di guida alla lettura.
- Prompt Mental Health Care (PMHC) è un’iniziativa della Norvegia che mira a fornire un accesso gratuito e a bassa soglia all’assistenza sanitaria mentale.
- iFightDepression® (iFD) Tool: è un intervento online sperimentato in Germania per persone con depressione lieve o moderata, basato sui principi della terapia cognitivo-comportamentale.
- Next Stop: Mum è un programma di prevenzione con sede nella Polonia settentrionale, che mira a effettuare lo screening per la depressione post-partum (PPD) nelle donne durante l’ultimo trimestre di gravidanza e il primo anno dopo il parto.
- VigilanS è un programma di prevenzione della reiterazione del suicidio implementato su scala nazionale in Francia. Consiste nel monitoraggio post-ospedaliero di individui che hanno tentato il suicidio.
- La riforma della salute mentale in Belgio ha portato a una trasformazione a livello nazionale nell’erogazione dell’assistenza sanitaria mentale. Si articola in cinque pilastri d’azione che promuovono un accesso migliore ed equo all’assistenza sanitaria mentale e migliorano l’organizzazione dei servizi di salute mentale, dando priorità all’assistenza ambulatoriale.
- SUPRA è una strategia nazionale dell’Austria per la prevenzione del suicidio. SUPRA affronta molteplici fattori di rischio e introduce fattori protettivi.
- Mental Health First Aid (MHFA) in Australia è un programma di formazione per gli operatori in prima linea nei servizi pubblici, come agenti di polizia, personale ospedaliero e insegnanti, che insegna come aiutare chi sta attraversando un periodo di crisi o un problema di salute mentale.
- @ease è un’iniziativa dei Paesi Bassi per la salute mentale dei giovani che offre supporto accessibile basato sui pari per aumentare la resilienza mentale e prevenire il peggioramento del disagio e dei sintomi psicologici.
- This is me (#tosemjaz) è un programma di prevenzione volto a rafforzare le competenze socio-emotive e a costruire un’immagine positiva di sé come fattori protettivi chiave per la salute mentale degli adolescenti in Slovenia.
- Icehearts è un programma di prevenzione della Finlandia che utilizza gli sport di squadra per fornire supporto di mentoring a lungo termine a bambini e adolescenti socialmente vulnerabili.
- Zippy’s Friends, in Gran Bretagna, è un programma di apprendimento socio-emotivo scolastico per bambini dai 5 ai 7 anni. Il programma è strutturato attorno a storie e illustrazioni coinvolgenti con l’insetto stecco “Zippy” e i suoi amici, che insegnano ai bambini come affrontare le difficoltà quotidiane, esprimere i propri sentimenti e supportare gli altri.
Nota della Redazione: francamente, pur condividendo il carattere di buona pratica dei programmi e dei progetti elencati, non abbiamo trovato motivi di stupore rispetto alle innumerevoli, buone prassi che si sono sviluppate e si continuano a sviluppare in Italia. Forse siamo, rispetto ad alcune delle pratiche elencate, più deboli sotto il profilo della integrazione. O forse la differenza sostanziale è che nei paesi elencati queste esperienze sono state messe a sistema e supportate dal governo centrale. E un maggior supporto governativo è auspicabile anche per tutte le centinaia di sperimentazioni avviate dai Dipartimenti di Salute Mentale e nei Servizi Territoriali.
