{"id":33499,"date":"2026-10-06T16:34:43","date_gmt":"2026-10-06T14:34:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salutementale.net\/?p=33499"},"modified":"2026-10-07T11:37:39","modified_gmt":"2026-10-07T09:37:39","slug":"salute-mentale-e-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salutementale.net\/?p=33499","title":{"rendered":"Salute mentale e le parole utilizzate. I media possono fare la differenza in cosa si racconta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>\u201cLa comunicazione pubblica ha quindi una duplice responsabilit\u00e0: contrastare il silenzio e, nello stesso tempo, orientare dentro il rumore\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Massimo Cozza)<\/p>\n<p>Il I ottobre 2026 \u00e8 stato presentato il report <em><strong>\u201cMedia e linguaggio: come viene raccontata la salute mentale\u201d<\/strong><\/em>, a cura dell\u2019Osservatorio di Pavia e in collaborazione con il Festival RO.MENS e l&#8217;Associazione Civita.<\/p>\n<p>Viviamo in un\u2019<em><strong>epoca<\/strong><\/em> che possiamo definire <em><strong>digitale<\/strong><\/em> per via della diffusione sempre pi\u00f9 rapida ed efficiente dei mezzi tecnologici; \u00e8 bene ricordare per\u00f2 che questo non porta solo benefici, ma anche rischi e un modo diverso di approcciarsi a certe tematiche: come quella della salute mentale e delle notizie che la riguardano.<\/p>\n<p><em><strong>Comunicazione<\/strong><\/em> e <em><strong>relazione<\/strong><\/em>, s\u00ec, perch\u00e9 quest\u2019ultima si pone come il <em><strong>fondamento<\/strong> <\/em>di tutto. Nella riflessione di Massimo Cozza, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2, le due cose vanno di pari passo: evolve una, evolve anche l\u2019altra. La <strong><em>salute mentale<\/em><\/strong> non interessa solo la presenza o l\u2019assenza del sintomo del disturbo, ma anche tutto ci\u00f2 che circonda la persona: il lavoro, la famiglia, la possibilit\u00e0 di instaurare relazioni e consolidarne. Le parole sono fondamentali per esporre un concetto (il che non \u00e8 un\u2019ovviet\u00e0) ma non si limitano a questo, dato che sono utili persino per confortare e caratterizzare, come la storia della salute mentale ci ha insegnato. Hanno sfidato la paura del giudizio e anche l\u2019isolamento, tendendo una mano l\u00e0 proprio dove lo stigma ha cercato di porre una barriera.<\/p>\n<p>Riprendendo la citazione a inizio articolo, si pu\u00f2 sottolineare come non vi sia soltanto una funzione divulgativa ma anche quella di evitare la sovrapposizione di troppe informazioni, che creano confusione. Questo concetto pu\u00f2 essere inserito all\u2019interno delle tre vie descritte dal<em><strong> World Mental Health Report<\/strong> <\/em>del 2022: dare maggiore importanza alla salute mentale, modificare gli ambienti che la riguardano e rendere pi\u00f9 stabili i sistemi di assistenza. Anche da questa considerazione nasce il Festival della Salute mentale Ro.Mens, giunto ormai alla sua quinta edizione.<\/p>\n<p>Anche nel caso di <em><strong>media tecnologici<\/strong><\/em> e, in particolare, dei telegiornali presi in considerazione dal report (quelli della Rai, Mediaset e di La7) bisogna sempre ricordare la coerenza richiesta in ci\u00f2 che si racconta, specialmente nei fatti di cronaca che riguardano temi sensibili come la fragilit\u00e0 mentale. Utilizzare termini a livello mediatico come \u201c<em>questo potrebbe essere un folle<\/em>\u201d oppure \u201c<em>\u00e8 follia quella che ha dato input a questa azione<\/em>\u201d d\u00e0 adito a un certo tipo di cultura della salute mentale, spesso e volentieri fuorviante che si incanala in falsi miti.<\/p>\n<p>L&#8217;invito \u00e8 quello di <strong style=\"font-style: italic;\">non parlare senza cognizione di causa<\/strong>, <em><strong>o senza essersi informati a dovere<\/strong><\/em>: questa considerazione \u00e8 valida, appunto, sia per i telegiornali del Prime Time che per i social network, Facebook e Instagram in particolar modo.<\/p>\n<p>Il <em><strong>rapporto OCSE<\/strong><\/em> dell\u2019aprile 2026 <em><strong>\u201cThe Economic Case for Preventing Mental Ill Health\u201d<\/strong><\/em> racconta dati importanti. Un europeo su cinque ha sofferto di fragilit\u00e0 mentali; l\u2019ansia domina la classifica col 40% dei casi, segue il disturbo depressivo (20%) e l\u2019abuso di alcol e sostanze (17%). Le donne soffrono di pi\u00f9 dei primi due disturbi descritti, gli uomini pi\u00f9 dell\u2019abuso di stupefacenti e alcolici; la fascia di et\u00e0 tra i 15 e i 24 anni \u00e8 quella pi\u00f9 colpita dall\u2019incremento delle fragilit\u00e0 mentali.<\/p>\n<p>Ma su cosa si basa questa particolare attenzione sugli argomenti che stiamo perseguendo? Vi sono due principali<em><strong> obiettivi<\/strong><\/em>: il primo \u00e8 quello di <em><strong>individuare<\/strong><\/em> gli espedienti narrativi utilizzati dai giornalisti e anche in tv per parlare di salute mentale, il secondo \u00e8 quello di <strong><em>basare la comunicazione<\/em> <\/strong>su una base empirica, fino a dare una sorta di guida alla <strong><em>\u201cbuona comunicazione\u201d<\/em><\/strong> per quest\u2019ambito sanitario.<\/p>\n<p><em><strong>Salute mentale e telegiornali<\/strong><\/em>. Quanto se ne parla e, soprattutto, come? Il <em><strong>sensazionalismo<\/strong><\/em> dietro ai titoli giornalistici \u00e8 risaputo esserci, ma si sta facendo modo e maniera di osteggiarlo con una sempre maggiore <em><strong>coerenza<\/strong><\/em> tra il contenuto della notizia e il \u201cbiglietto da visita\u201d della stessa, ovvero il titolo. Osservando le notizie trasmesse dai telegiornali presi in considerazione da gennaio a giugno di quest\u2019anno, si osserva come solo l\u20191,8% riguardi la salute mentale, con una media di nove notizie al mese e un totale di 389 attualit\u00e0 nelle mensilit\u00e0 considerate.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 vi \u00e8 un carattere di<em><strong> eccezionalit\u00e0<\/strong><\/em> e <strong><em>fugacit\u00e0<\/em><\/strong> nel parlare di salute mentale in TV? Lo si considera un argomento scomodo da esporre oppure uno troppo soggetto a equivoci e opinioni? Spesso si accompagna ad episodi di cronaca nera, come si \u00e8 registrato nel mese di maggio con l&#8217;episodio del trentunenne che ha investito sette persone a Modena. Da l\u00ec \u00e8 partito quello che pu\u00f2 essere definito il <em>toto sanit\u00e0 mentale<\/em>: \u201cera in grado di intendere e di volere?\u201d e \u201cl\u2019omicida era gi\u00e0 in cura presso i servizi di salute mentale\u201d le frasi pi\u00f9 ricorrenti nei discorsi inerenti. Il 70% delle notizie riguardanti la salute mentale sono, appunto, collegate a casi di cronaca negativa; nell\u2019insieme dei temi, 7 casi su 10 parlano chiaramente di criminalit\u00e0 e di ordine pubblico, oltre che di sicurezza. Altro tema scottante \u00e8 quello che passa dal singolo caso psichiatrico alla categoria, come se si volesse fare di tutta un\u2019erba un fascio: si finisce poi per collegare il tutto alla pericolosit\u00e0 sociale e ad utilizzare il numero delle persone seguite dai Servizi di Salute Mentale come se fosse un avvertimento.<\/p>\n<p>Altra categoria da affrontare \u00e8 quella del <strong><em>rapporto tra giovani e social<\/em><\/strong>. A livello di tematiche principali, si hanno le cosiddette <strong><em>\u201cquestioni sociali\u201d<\/em> <\/strong>(15%) come la lotta al bullismo e le conseguenze delle sostanze che danno dipendenza nella popolazione adulta; segue poi l\u20198% delle notizie riguardanti scienze e salute, dove si espongono studi scientifici inerenti. La <strong><em>popolazione giovanile<\/em><\/strong>, senza nemmeno dirlo, \u00e8 <strong><em>al centro<\/em><\/strong> di queste discussioni e mostra come ci si tende a considerare giovani anche quando, a livello anagrafico, non lo si \u00e8 pi\u00f9: una volta raggiunta un\u2019et\u00e0 da definire adulta si tende a spostare l\u2019asticella sempre pi\u00f9 in avanti, come a non accettare le varie fasi della propria vita.<\/p>\n<p>Analizzando i post delle prime sei mensilit\u00e0 su <strong><em>Facebook e Instagram<\/em><\/strong>, il discorso si fa pi\u00f9 interessante. Si parla di 103.397 post, i cui due terzi sono provenienti da Facebook: si va a periodi ma la comunicazione \u00e8 accentuata quando vi sono particolari eventi di stampo divulgativo, come RO.MENS. Anche molti account di persone rilevanti nell\u2019ambito sanitario <em><strong>psicologico-psichiatrico<\/strong><\/em>: psicologi, psicoterapeuti e esperti di neurodivergenza (come l\u2019ADHD), oltre a gruppi e pagine di espressione divulgativa. Su Facebook il 18% dei post sono inerenti ai <strong><em>giovani<\/em><\/strong> (merita particolare attenzione l\u2019ambito scolastico, ad esempio) contro il 9,6% dei post sulla piattaforma dedicata alle fotografie: questo riflette la differenza nel modo di comunicare, dato che sul primo social le didascalie sono pi\u00f9 lunghe, per dirne una. Per quanto riguarda la popolazione interessata nell\u2019<strong><em>uso dei due social<\/em><\/strong>, la percentuale \u00e8 quasi simile: si ha un 76,1% per Facebook e un 71,3% per Instagram (vedi <strong><em>Rapporto Digital 2026 di We Are Social e MeltWater<\/em><\/strong>).<\/p>\n<p>Le<em><strong> interviste<\/strong><\/em>, nei servizi giornalistici, ricoprono un ruolo fondamentale con una percentuale del 70%; nel 13,4% delle stesse parlano i <strong><em>protagonisti della cronaca<\/em><\/strong>, mentre il 34,2% delle persone intervistate \u00e8 considerata <em><strong>\u201cgente comune\u201d<\/strong><\/em>, sottolineando il punto di vista centrale delle persone presenti sulla scena degli eventi considerati. Entrambe le percentuali, sommate insieme, mostrano come un buon 50% dell\u2019agenda della salute mentale venga esposta in queste due modalit\u00e0. Col 12,6% seguono gli interventi del <em><strong>personale sanitario<\/strong> <strong>specializzato<\/strong> <\/em>(psicologi, psichiatri ed altre figure inerenti), col 10,6% parlano le figure dell\u2019<strong><em>ambito del \u201cForo\u201d<\/em><\/strong> (giudici, avvocati), invece con l\u20198,2% si espongono le figure politiche e col 6,5% (un ruolo abbastanza marginale) chi appartiene al <em><strong>terzo settore<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>Per concludere, proponiamo una riflessione sulle <strong><em>cose da fare e non fare<\/em> <\/strong>quando si parla di salute mentale in televisione e sui social. Tra i <em><strong>\u201cdon\u2019ts\u201d<\/strong><\/em> abbiamo l\u2019<strong><em>enfatizzare il tema della follia<\/em><\/strong> come se fosse parte integrante dell\u2019ambito della salute mentale, <strong><em>utilizzare due tipi di approcci<\/em><\/strong> (ad esempio uno emotivo e uno di attacco), <strong><em>raccontare il tutto come un\u2019emergenza a livello di dati e l\u2019utilizzo della pratica empatica<\/em><\/strong> (per esempio \u201cpoverino, stava male\u201d) <strong><em>per parlare di salute mentale senza saperne granch\u00e9<\/em><\/strong>. Tra le <strong><em>buone pratiche<\/em> <\/strong>ricordiamo la cosiddetta <strong><em>\u201ctestimonianza mediata\u201d<\/em><\/strong>, ovvero <strong><em>f<\/em><em>ar valutare un\u2019esperienza<\/em> <\/strong>raccontata da chi l\u2019ha <strong><em>vissuta in prima persona da un professionista che comprende e sa cosa dire al riguardo<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2 \u00e8 fondamentale ricordare come la salute mentale non sia un ambito di lotta tra due o pi\u00f9 fazioni, ma una serie di argomentazioni da articolare e su cui riflettere per far star meglio chi soffre e non solo, oltre che sensibilizzare.<\/p>\n<p>Per approfondimenti:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Media_linguaggio_salute-mentale_OdP.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Media e linguaggio. Report Osservatorio Pavia<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa comunicazione pubblica ha quindi una duplice responsabilit\u00e0: contrastare il silenzio e, nello stesso tempo, orientare dentro il rumore\u201d. (Massimo Cozza) Il I ottobre 2026 \u00e8 stato presentato il report&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":14,"featured_media":33436,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[260,281],"tags":[328],"class_list":["post-33499","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-studi-e-ricerche","category-romens","tag-studi-e-ricerche"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>Salute mentale e le parole utilizzate. 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