{"id":31344,"date":"2026-02-17T16:00:03","date_gmt":"2026-02-17T15:00:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.salutementale.net\/?p=31344"},"modified":"2026-02-17T16:30:44","modified_gmt":"2026-02-17T15:30:44","slug":"poverta-e-salute-mentale-un-connubio-da-sempre-presente-al-centro-del-rapporto-caritas-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salutementale.net\/?p=31344","title":{"rendered":"Povert\u00e0 e salute mentale, un connubio da sempre presente, al centro del rapporto Caritas 2025"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>&#8220;La salute mentale \u00e8 un bene comune, conquiste a rischio&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il rapporto tra salute mentale e povert\u00e0 \u00e8 il punto focale del Rapporto statistico della Caritas Italiana, elaborato assieme alla Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia. Nel rapporto difatti, si evidenzia un peggioramento strutturale dell\u2019ambito sanitario psichico, in particolare per le categorie societarie considerate pi\u00f9 \u201cdeboli\u201d come donne, migranti e giovani generazioni.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da sottolineare, per\u00f2, come non tutto sia perduto e in negativo: ci sono, infatti, delle possibilit\u00e0, degli stimoli di miglioramento e di cambiamento che si possono mettere in atto. Tra questi vi sono il potenziamento dell\u2019integrazione sociosanitaria e l\u2019affermazione di diritti, della partecipazione e dei progetti di vita personalizzati.<\/p>\n<p>Cerchiamo in questo articolo di ricostruire un quadro descrittivo storicizzato.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia come esempio di cambiamento nella cura delle persone con disagio mentale<\/strong><\/p>\n<p>A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, in Italia si \u00e8 attuata una politica di deistituzionalizzazione: questo termine, basato sull\u2019articolo 3 della nostra Costituzione, si concentra su un approccio bio-psico-sociale sulla persona stessa e rivolto pi\u00f9 alla sua interezza, al contrario del concetto di cura del malato della psichiatria precedente. Quest\u2019ultima era basata su quattro paradigmi: pericolosit\u00e0, inguaribilit\u00e0, incomprensibilit\u00e0 e improduttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Il nostro Paese \u00e8 stato il primo al mondo ad eliminare gli ospedali psichiatrici a partire dalla legge 180\/1978, comunemente conosciuta come Legge Basaglia. Nel 2017, poi, si arriva alla chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) che vengono sostituiti dalle REMS, le Residenze per l&#8217;Esecuzione delle Misure di Sicurezza.<\/p>\n<p>Ma com&#8217;\u00e8 strutturata oggi la rete dei servizi di salute mentale in Italia? Essa si articola in varie unit\u00e0 operative coordinate dai Dipartimenti di Salute Mentale (DSM), composte dai CSM territoriali (Centri di Salute Mentale), dagli SPDC (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura) presenti negli ospedali e dalle strutture residenziali e territoriali.<\/p>\n<p>La situazione attuale nel nostro Paese, al momento, non \u00e8 per\u00f2 delle migliori. Si sta assistendo a un peggioramento generale delle strutture inerenti la salute mentale, tanto che solo il 2,9% del finanziamento sanitario \u00e8 utilizzato per quest\u2019ambito (dati del 2023): una quota significativamente inferiore a quella media registrata per gli altri paesi europei. Non \u00e8 per\u00f2 tutto da condannare: l&#8217;impegno riversato dagli operatori e operatrici di questo settore per combattere lo stigma e l&#8217;esclusione, insieme ad esperienze di inserimento lavorativo, aiuta a vedere un barlume di speranza in questa situazione che altrimenti si prospetterebbe solo in negativo.<\/p>\n<p><strong>La situazione in Italia per quanto riguarda il disagio psichico<\/strong><\/p>\n<p>A livello mondiale si \u00e8 assistito a un aumento della consapevolezza riguardante il disagio psichico nell&#8217;ultimo decennio. Le categorie sociali pi\u00f9 colpite sono soprattutto giovani e donne, nell&#8217;ambito del disagio emotivo e crescita di sintomi ansiosi e depressivi, in seguito anche alla pandemia da Covid-19.<\/p>\n<p>In Italia l&#8217;attenzione verso il disagio psichico non deve essere marginale ma resa con attenzione, questo ci dicono i dati presi dalle ricerche epidemiologiche della SIEP, la Societ\u00e0 Italiana di Epidemiologia Psichiatrica. Nell&#8217;arco della vita vi \u00e8 una percentuale che va dal 18,6% al 28,5% di manifestazione di almeno un disturbo inerente la sfera psichiatrica e psicologica; le ricerche, inoltre, confermano come nell&#8217;ultimo anno la percentuale si sposti tra il 7,3% e il 15,6% di presenza di difficolt\u00e0 mentali. Il 10-17% della popolazione ha sofferto di depressione maggiore nel corso della propria esistenza, mentre una percentuale simile (11-17%) si attesta per i disturbi d\u2019ansia e 3-6 casi ogni 1000 abitanti \u00e8 la variante per la manifestazione dei disturbi psicotici, come la schizofrenia. Vi \u00e8 anche la cosiddetta \u201cquestione di genere\u201d in quanto, purtroppo, le donne sono le pi\u00f9 colpite da questo genere di disturbi rispetto alla controparte maschile.<\/p>\n<p>Le indagini che sono state condotte da vari enti tra cui ISTAT, OMS e OCSE, oltre all\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0, confermano queste variazioni in percentuale, consentendo di avere un quadro pi\u00f9 completo del benessere psicologico italiano. Nel periodo 2016-2024 l\u2019indice di benessere mentale misurato dall\u2019ISTAT \u00e8 68,4 su una scala da 1 a 100: un valore nel complesso stabile e buono, con le fasce di et\u00e0 14-19 anni e 25-34 anni che registrano un miglioramento.<\/p>\n<p>E per quanto riguarda gli accessi in pronto soccorso? Si \u00e8 notato come questi ultimi siano scesi notevolmente nel 2020 (peraltro: l\u2019anno del COVID), con un calo in percentuale del 40%, ma siano risaliti nel 2023 senza per\u00f2 tornare al periodo pre-pandemia. Le generazioni pi\u00f9 giovani si pongono come quelle pi\u00f9 colpite dal disagio psichico in crescita, con un dato abbastanza allarmante riguardante il periodo 2015-2022 e quello in particolare dei suicidi commessi, con un picco nell\u2019anno 2021 (+80 decessi).<\/p>\n<p><strong>Il connubio preoccupante e presente tra povert\u00e0, disagio psichico e disuguaglianza sociale<\/strong><\/p>\n<p>La disuguaglianza sociale, il disagio psichico e il concetto di povert\u00e0 sono tutti e tre ambiti di marginalizzazione storica, che hanno influenzato e toccano l\u2019ambito politico e morale. La discriminazione e la marginalizzazione, inoltre, aumentano in maniera esponenziale la sensibilit\u00e0 della difficolt\u00e0 mentale.<\/p>\n<p>Secondo la metodologia ACEs, Adverse Childhood Experiences, ci sono dei fattori politici e sociali che implicano lo status di povert\u00e0 fin dall\u2019ambito infantile: abusi, trascuratezza, condizioni abitative non ottimali e disuguaglianze economiche aiutano in negativo lo sviluppo di disturbi psichici.<\/p>\n<p>Studi come il Whitehall Study (1967-77) di Marmot e quelli di Wilkinson e Pickett sottolineano inoltre come il rapporto tra povert\u00e0 e difficolt\u00e0 mentale sia in qualunque modo bidirezionale. Chi soffre di condizioni sociali precarie tende ad ammalarsi di pi\u00f9, ha un\u2019esistenza pi\u00f9 breve e fatta di minor benessere.<\/p>\n<p>Per comprendere il tutto \u00e8 necessario un approccio intersezionale e strutturale che consideri cura individuale, politiche sociali e trasformazioni del sistema anche sanitario per ridurre le disuguaglianze e migliorare le condizioni di salute mentale.<\/p>\n<p><strong>Le considerazioni della Caritas italiana per quanto riguarda povert\u00e0 e salute mentale<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 sempre semplice cogliere il disagio psichico nelle persone che chiedono aiuto e anche in chi non lo chiede. Secondo i dati della Caritas del 2024, solo il 4,4% delle 277.775 famiglie accolte ha manifestato un disturbo mentale: si \u00e8 certi, per\u00f2, che la percentuale non rispecchi la realt\u00e0 dei fatti, in virt\u00f9 del concetto espresso a inizio paragrafo. Tra le problematiche riscontrate vi sono quelle psicologico-relazionali (38,5%) e quelle depressive (28,9%), seguite da quelle psichiatriche (26,8%). Si parla inoltre di <em>povert\u00e0 cumulata<\/em>, perch\u00e9 chi \u00e8 in forma di disagio sociale e mentale ha intaccati almeno tre ambiti di bisogno rispetto ad altri individui che soffrono in altri contesti.<\/p>\n<p>Il 40% delle persone sofferenti di difficolt\u00e0 mentali sviluppano una cronicit\u00e0 tale da essere seguiti dalla Caritas per almeno cinque anni o pi\u00f9. Gli operatori dell\u2019ente hanno notato come l\u2019esistenza di queste persone sia percepita dalle stesse come precaria e molto negativa, oltre che stigmatizzata ed escludente fino alla negazione dei diritti fondamentali.<\/p>\n<p>Come \u00e8 gi\u00e0 stato detto, povert\u00e0 e manifestazione di problematiche mentali sono unite, ma quasi mai si riesce a distinguere cosa sia venuto prima e cosa poi: questo in virt\u00f9 anche dell\u2019aver vissuto eventi traumatici come lutti e fallimenti lavorativi\/scolastici, oltre a migrazioni impattanti. Tra i profili pi\u00f9 presenti vi sono persone working poor (che guadagnano poco), con dipendenze da droga\/alcool e di gioco d\u2019azzardo, oltre a famiglie con figli seguiti dalla neuropsichiatria infantile e individui con et\u00e0 superiore ai 55 anni che hanno perso i genitori e non sanno come orientarsi nella quotidianit\u00e0 in seguito.<\/p>\n<p>Le persone migranti rappresentano una percentuale altissima di chi si rivolge ai servizi della Caritas: sono persone che, vivendo una frattura tra la propria cultura di origine e quella di arrivo, rischiano anche di ricevere diagnosi non consone in virt\u00f9 della povert\u00e0 di presenza di servizi di mediazione culturale nei servizi.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 per\u00f2 non riguardano soltanto le singole persone ma anche i servizi di salute mentale: ad esempio si osservano Centri di Salute Mentale sottodimensionati e che, quindi, non consentono l\u2019accesso ai servizi se non in virt\u00f9 di liste di attesa molto lunghe, col rischio di una cronicizzazione del disturbo.<\/p>\n<p>La Caritas, in tutto ci\u00f2, svolge la funzione di <em>ponte <\/em>tra persone e istituzioni consentendo, ad esempio, di eliminare in parte il rischio di risultare invisibili in situazioni di difficolt\u00e0, cogliendo anche situazioni che rischiano di essere notate poco in virt\u00f9 del loro quadro di complessit\u00e0 o dell\u2019impossibilit\u00e0 di rivolgersi ai servizi stessi in autonomia.<\/p>\n<p><strong>Instagram \u00e8 la nuova vetrina della propria situazione psicologica in versione social<\/strong><\/p>\n<p>I social, ormai, fanno parte della nostra esistenza quotidiana: c\u2019\u00e8 chi li idolatra per la loro utilit\u00e0 in alcuni ambiti, come la possibilit\u00e0 di fare divulgazione e di comunicare anche con persone lontane, chi invece li critica per altrettanti motivi, come i rischi per i giovani e giovanissimi che utilizzano queste piattaforme pi\u00f9 di altre generazioni.<\/p>\n<p>Instagram, in particolare, si sta facendo notare come <em>social vetrina <\/em>per la divulgazione di consapevolezza, corretta o meno, riguardo la salute mentale. Si passa velocemente da un\u2019esperienza individuale vissuta a un\u2019identit\u00e0 collettiva e narrativa, oltre che condivisa anche con chi non si conosce ma pu\u00f2 comprendere il proprio vissuto. Attraverso lo studio di molteplici migliaia di post e commenti sotto di essi, si sono notate delle componenti fondamentali della comunicazione sanitaria mentale. In primis, la comunicazione divulgativa non \u00e8 soltanto appannaggio delle parti politiche e sanitarie ufficiali, ma anche di chi ha vissuto in primis una qualche forma di disagio psichico. I profili pi\u00f9 attivi sono questi ultimi ma anche quelli di medici (un esempio \u00e8 il profilo di <em>Minerva Salute<\/em>, il primario di un pronto soccorso del centro citt\u00e0 romano), organizzazioni sanitarie e subito dopo dei creator, specialmente su Instagram.<\/p>\n<p>Anche l\u2019utilizzo delle parole giuste attrae e spinge a condividere i contenuti sui social. Un esempio riguarda l\u2019utilizzo delle varie terminologie di disturbi psichici, come borderline e schizofrenia ad esempio, dove si rischia per\u00f2 di dare sia informazioni sbagliate che corrette, a seconda delle fonti interpellate. C\u2019\u00e8 quindi la necessit\u00e0 di fare attenzione al modo in cui si espongono i concetti e alle fonti utilizzate per lo scopo.<\/p>\n<p>Instagram, in tutto ci\u00f2, ha aiutato a rendere la salute mentale una lente attraverso cui interpretare la quotidianit\u00e0 ma in maniera gerarchica: alcune esperienze vengono esasperate, altre non calcolate e viste. Il parlare di salute mentale, inoltre, ha una visione politica; non \u00e8 soltanto il disagio psichico in s\u00e9 il problema ma la condizione politica e sociale in cui esso viene vissuto.<\/p>\n<p><strong>Povert\u00e0 e salute mentale in ambito politico e legislativo: com\u2019\u00e8 la situazione attuale?<\/strong><\/p>\n<p>Dalla legge 833\/1978 fino a quella 328\/2000 e oltre, con l\u2019istituzione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), di passi avanti ne sono stati fatti. L\u2019integrazione tra piano sanitario e sociale alla base di queste leggi \u00e8 ancora fortemente disomogenea e non applicata a dovere, a causa di frammentazione organizzativa, carenze professionali ed economiche, oltre che dall\u2019assenza di standard nazionali vincolanti.<\/p>\n<p>Il PNRR e il PANSM 2025-2030 hanno buone intenzioni ma forti limitazioni, come una forte delega alle Regioni, indicazioni operative generiche e carenza di risorse aggiuntive dedicate, nonostante il focus sul tema dell\u2019integrazione. Riguardo questo tema, a livello organizzativo si lavora su vari concetti:<\/p>\n<ol>\n<li>Gli <em>Ambiti Territoriali Sociali<\/em> (ATS) come base per il territorio locale per i servizi sociali, con collegamento al Sistema Sanitario Nazionale;<\/li>\n<li>I <em>Dipartimenti di Salute Mentale <\/em>(DSM), centro dell\u2019assistenza psichiatrica territoriale, che uniscono dimensione clinica e sociale;<\/li>\n<li>Le<em> Case della Comunit\u00e0 e i Punti Unici di Accesso <\/em>(PUA), intesi come mezzi per rendere pi\u00f9 agevole l\u2019accesso, l\u2019orientamento e la presa in carico delle persone che hanno bisogno di cure;<\/li>\n<li>Le <em>Unit\u00e0 di Valutazione Multidimensionale<\/em> (UVM), fulcro per la definizione di progetti personalizzati per chi \u00e8 in difficolt\u00e0.<\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019autonomia abitativa, lavorativa e relazionale \u00e8 resa possibile dal cosiddetto <em>budget di salute<\/em>, in virt\u00f9 dell\u2019integrazione delle risorse sanitarie e progetti personalizzati. La continuit\u00e0 assistenziale \u00e8 garantita, oltre che da queste possibilit\u00e0, anche dalle piattaforme digitali dove possono interagire professionisti e utenti anche per il monitoraggio della presa in carico. Purtroppo per\u00f2 questi progetti sono intesi ancora come sperimentazioni a livello locale, non nazionale.<\/p>\n<p>La frammentazione dei servizi regionali si accompagna a un utilizzo inferiore al 4% del budget economico per l\u2019ambito sanitario mentale (fonte: PANSM), non prevedendo nemmeno finanziamenti aggiuntivi nel quinquennio considerato dal PANSM.<\/p>\n<p>Le urgenze che sono impellenti a livello di esigenze sono principalmente quattro. La prima \u00e8 il rafforzamento della struttura regionale e nazionale, oltre che la cooperazione interistituzionale; \u00e8 necessario poi aumentare il numero delle possibilit\u00e0 economiche e professionali; vanno definiti standard nazionali vincolanti e modalit\u00e0 di monitoraggio basate sugli esiti degli interventi; infine va incentivata la partecipazione attiva della comunit\u00e0 e dei singoli individui.<\/p>\n<p>Il fulcro di tutti questi potenziali interventi \u00e8 una visione di lungo respiro e che superi le modalit\u00e0 di agito frammentate dei singoli territori regionali, fino ad avere un intervento nazionale e non esclusivamente locale. Prevenendo la perdita di comunit\u00e0 e in ambito economico oltre che sanitario, si potrebbero affrontare insieme sia povert\u00e0 che disagio psichico, in una visione di giustizia sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Rapporto della Caritas \u00e8 stato l\u2019innesco che ha permesso di avere una visione complessiva della salute mentale in Italia: e il risultato \u00e8 che vi \u00e8 ancora molto lavoro da fare per ottenere una visione unitaria per i servizi sanitari e sociali per chi soffre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;La salute mentale \u00e8 un bene comune, conquiste a rischio&#8221; (Card. 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